27 aprile 2003

Truppe coloniali, gauleiter e quisling

di Lucio Manisco

La conflagrazione del gigantesco deposito di munizioni, bombe e razzi allestito dai marines in un centro abitato nella periferia di Bagdad è solo l'ultimo di una serie di episodi funesti, ma anche emblematici del modus operandi del formidabile apparato militare statunitense; formidabile e spietato nello schiacciare forze nemiche in stato di avanzato degrado, indifferente alle sofferenze inferte agli sconfitti, incapace di gestire se non la pace almeno un provvisorio stato di normalità nel paese invaso. Quanto sta accadendo in Iraq si è già verificato in altri paesi che nell'ultimo quarto di secolo hanno avuto la sfortuna di venire "liberati" manu armata dagli Stati Uniti d'America o da mercenari al loro soldo: la tragedia di questi paesi - Libano, Haiti, Nicaragua, Salvador, Panama, Bosnia, Kossovo, Afghanistan, ecc. - è che a distanza di anni non sono riusciti a riaversi dal trauma bellico, a risorgere dalle macerie, a ristrutturarsi autonomamente in forme più o meno accettabili di autogoverno.

Tutto quanto è avvenuto in Iraq a partire dal 20 marzo non dischiude prospettive diverse per questo paese, ne dischiude anzi di peggiori per via di un'amministrazione Usa, che pur nella continuità con quelle che l'hanno preceduta, sembra in preda ad un delirio di potenza uguale solo alla sua insipienza ed arroganza politica a livello interno ed internazionale. Dopo le trattative segrete con i vertici del Baath che hanno portato alla resa di Bagdad ed alla dissoluzione della Guardia Repubblicana, le truppe occupanti, formate dal settimo cavalleria dei marines che è un'unità di "urto e sfondamento", non solo non erano le più adatte a garantire l'ordine pubblico, ma non hanno ricevuto alcuna direttiva in tal senso, a parte quella di presidiare il ministero del petrolio. Due sole autoblindo sarebbero state sufficienti a impedire saccheggi e furti organizzati che hanno devastato il Museo archeologico nazionale e la biblioteca di Bagdad - uno scempio paragonato all'incendio della biblioteca di Alessandria - ma non sono state inviate in loco perché nessun ordine era stato impartito al riguardo, malgrado le comunicazioni allarmate che erano pervenute da più di un anno al Pentagono dall'Unesco e dalle università di mezzo mondo. Il genio militare - l'unico in grado di riparare i danni provocati dagli ordigni a micro-onde sui sistemi elettrici - non è intervenuto per riattivare le centrali e le reti energetiche e solo dopo due settimane i tecnici di un'unità di fanteria hanno dato una mano per riallacciare parzialmente le reti idriche. Sembra che l'unica cosa preparata e coreagrafata con un certo anticipo dai comandi Usa nel Qatar sia stata la demolizione delle grande statua di Saddam Hussein, con una folla di 180 ex-fuoriusciti irakeni e l'intervento tecnico di un bulldozer dei marines. Per il resto tutto secondo i piani "strategici" di Rummy Rumsfeld: istallazione di un gauleiter e di un regime quisling ancora in fieri, riattivazione dei pozzi petroliferi che sono stati i primi a meritare le cure dei "libertadores" e poi appelli sempre più incalzanti ad alcuni dei paesi alleati perché inviino truppe di occupazione di tipo coloniale ma con finalità "umanitarie": esclusi i caschi blu delle Nazioni Unite, escluso l'organismo internazionale da qualsiasi ruolo nell'amministrazione del paese occupato, esclusa categoricamente la possibilità che le truppe Usa assicurino il cosiddetto ordine pubblico, i compiti più ingrati ricadranno sui paesi europei "allineati", primo tra tutti l'Italia di Berlusconi che sta già inviando un corpo di spedizione di 3mila uomini in un paese dove la rivolta sta già diventando endemica e sempre più violenta soprattutto dopo la conflagrazione del deposito di munizioni e la strage di ieri. Il nostro governo continua a parlare di doveri morali ed umanitari, della necessità di scortare i convogli di aiuti, del progetto di allestire un grande ospedale da campo. Tutte le organizzazioni non governative che operano in Iraq, a partire dai volontari di Gino Strada, hanno smentito il governo di Roma: non hanno bisogno di scorte militari, anzi ritengono che possano esporre a gravi rischi il loro lavoro, e non avvertono la necessità di un ospedale da campo in quanto gli ospedali civili abbondano e vanno solo ristrutturati e riforniti di attrezzature, di medicinali e di personale specializzato. A che serviranno allora i 3mila soldati d'Italia a cui si aggiungeranno altri 9mila militari provenienti dai paesi "willing" entro e fuori la Nato? Serviranno ad operazioni di prevenzione e repressione della guerriglia urbana da svolgere sotto comando Usa che disporrà invece le sue truppe (si parla di 40mila uomini) su basi aeree e terrestri in aree lontane dai centri abitati, veri e propri fortilizi come quelli stabiliti in diverse località dell'ex-federazione jugoslava. Non è difficile immaginare quale accoglienza verrà riservata da una popolazione esasperata alla presenza nelle sue città e nei suoi villaggi di truppe bulgare, rumene, danesi, spagnole e italiane.