27 marzo 2003

I "FALCHI - GALLINE" CORRONO AI RIPARI.

MASSICCI RINFORZI PER USCIRE DAL PANTANO

di Lucio Manisco

Se incerto è lo squillo di tromba, chi si preparerà a dar battaglia?
All'interrogativo della prima lettera ai Corinzi, il Presidente degli Stati Uniti ha risposto con lo stesso incerto quanto monotono squillo: non conosce la durata della battaglia, ma è certo della vittoria che intende perseguire "implacabilmente". E' stato applaudito da un pubblico tra i più disciplinati, quello dei militari inquadrati sulla base di Tampa in Florida; altri militari che non sono - come è stato riferito - solo dei generali in congedo, ma alti esponenti del Pentagono e delle scuole di guerra della nazione, hanno fatto sentire la loro voce di aperto dissenso dalle direttive fallimentari finora seguite in questa guerra sciagurata dai cosiddetti "chicken-hawks", dai "falchi-galline" insediati alla Casa Bianca e al Dipartimento della Difesa, i Rumsfeld e i Perle, i Wolfowitz e i Frum, così chiamati perché non hanno fatto un solo giorno di servizio militare o comunque non hanno mai visto un campo di battaglia. Appunto, come George "Dubia" Bush, che ai tempi della guerra del Vietnam ha prestato servizio nei reparti aerei della riserva difendendo eroicamente i cieli del Texas.

La rivolta dei generali, a Washington e non come originariamente previsto a Bagdad, ha sortito un primo risultato: incalzato dal capo di stato maggiore Myers, il Segretario alla Difesa Rumsfeld ha ordinato l'invio di altri trentamila soldati in Iraq: sui sedicimila della supermoderna quarta divisione di fanteria non c'è stata sorpresa di sorta, perché erano gli stessi destinati ad aprire dalla Turchia il secondo fronte nell'Iraq settentrionale. Diverso il discorso sugli altri quattordicimila, le truppe speciali del terzo reggimento corazzato e di altre unità specializzate nelle operazioni di interdizione e soppressione della guerriglia. Dovrebbero prestar man forte al corpo di spedizione "impantanato" tra il Tigri e l'Eufrate e proteggere dai sempre più violenti attacchi delle forze irachene le linee di rifornimento estese su quattrocentocinquanta chilometri dal Kuwait a Bagdad e dintorni.

E' un primo passo verso un lavoro di macelleria sempre più intenso e che richiederà altre mobilitazioni, altri rinforzi, altri fiumi di sangue. L'incubo del Vietnam, tramandato loro da chi quella guerra l'ha fatta, agita i sonni dei "chicken-hawks". I calcoli approssimativi e le strategie improvvisate dello "shock and awe", dello choc e dello sgomento, basati su una subitanea decapitazione del regime nemico e su una accoglienza calorosa dei liberatori, hanno fatto cilecca perché questi mascalzoni di iracheni, tutti terroristi e criminali senza altre vie di scampo, come sono stati nuovamente definiti da Bush, non solo si stanno difendendo nelle principali città date per conquistate nelle prime ore della campagna, ma contrattaccano da tutte le parti.

E' una dura realtà per l'opinione pubblica americana che ha assistito con apprensione al rimpatrio delle prime bare; traspare anche dai resoconti dei più zelanti inviati di guerra, "embedded", irregimentati, nelle colonne degli invasori. La guerra dei computer, delle meravigliose e lucenti macchine belliche da Playstation Two ha ceduto il posto alle immagini statiche della morte e delle devastazioni. Si aggiungono quelle delle vittime del fuoco amico, dei carri armati britannici che si distruggono a vicenda, degli avioggetti abbattuti per sbaglio dai Patriot e delle batterie di questi missili anti-missile a loro volta colpite da altre bombe intelligenti USA. Ma si deve veramente alla difettosa intelligenza di queste bombe il massacro di ieri mattina nei mercati del quartiere popolare di Al-Shaab a Bagdad?

Fred Barnes, direttore dell'ultraconservatore Weekly Standard e commentatore televisivo della Fox News di Murdoch, ha espresso profondo sdegno per questi resoconti apparsi qua e là sui mass-media USA: "Il popolo americano - ha asserito con livore - non è altrettanto sensibile a queste perdite di vite umane quanto lo sono questi piagnoni della stampa nazionale". Per il momento può avere anche ragione perché gli americani selezionano sempre dei dirigenti che credono che i loro elettori siano troppo stupidi per guardare in faccia la verità o troppo malvagi per prestarle ascolto.

Fino a quando decidono di voltare pagina ed è troppo tardi.