31 marzo 2003

Falsi di breve durata

di Lucio Manisco

Quando George Dubia Bush ripete, come ha fatto sabato scorso, che «i traguardi di questa guerra sono la libertà del popolo irakeno, la sicurezza degli Stati Uniti e la pace nel mondo», c'è qualcuno a Topeka, Kansas, che indubbiamente gli crede, anche se il buon senso, sopravvissuto in terra d'America all'epilessia patriottica del 9/11, induce un po' tutti a temere il contrario: la miseria cioè e la servitù economica del popolo irakeno, un'insicurezza da terrorismo dilagante negli Stati Uniti e una conflittualità permanente nel mondo. La propaganda in tempo di guerra segue peraltro corsi e ricorsi obbligati che sono quelli delle menzogne volte a consolidare il fronte interno e a demoralizzare quello avversario: i soldati nemici incatenati alle mitragliatrici e le mani dei bambini belgi mozzate dalla soldataglia del Kaiser sono panzane riciclate in ogni conflitto dello scorso secolo e vengono ora riproposte sotto forme non dissimili in quello irakeno. Gli abitanti di Bassora si battono perché minacciati di tortura e di morte dai servizi di sicurezza di un dittatore sanguinario e poi gli scudi umani e atrocità di ogni genere perpetrate da un regime di criminali. Le falsità della propaganda, per ottenere qualche risultato, debbono comunque avere una credibilità di media durata e non venire smentite nel giro di quarantotto ore come è sistematicamente accaduto nei dodici giorni di questo conflitto. Alcuni clamorosi esempi vanno menzionati:

1) Nella conferenza stampa di giovedì scorso a Camp David il premier britannico Tony Blair ha denunziato l'esecuzione di due soldati britannici catturati dagli irakeni, Luke Allsop e Simon Cullingworth, «un atto di crudeltà al di là di ogni umana comprensione». Il presidente Bush dal canto suo ha commentato che questi criminali di guerra non sfuggiranno alla giustizia dei tribunali internazionali. Tutto falso: i due militari inglesi erano caduti in combattimento e il ministro per le forze armate Adam Ingram è stato costretto ventiquattro ore a presentare le scuse del governo di sua maestà britannica ai familiari dei caduti.

2) Il 21 marzo, ventiquattro ore dopo l'inizio dell'invasione, l'Ammiragliato britannico aveva proclamato che i Royal Marines avevano espugnato e "liberato" la cittadina portuale di Umm Qasr. Nei giorni seguenti l'alto comando Usa a Qatar aveva corretto il tiro sostenendo che "tasche di resistenza" erano ancora operanti nel centro marittimo. Solo il 25 marzo è stato annunziato che la cittadina era stata posta sotto il controllo delle forze della "coalizione", un termine questo quanto mai improprio ma diventato ufficiale, ed è stato ammesso che i precedenti comunicati erano risultati prematuri.

3) Con le forze della "coalizione" bloccate dai contrattacchi irakeni e dalle tempeste di sabbia, fonti della "intelligence" Usa comunicavano il 24 marzo che un'insurrezione popolare shiita divampava nella città di Bassora. La notizia ribadita nei giorni seguenti occupava i titoli di prima pagina della stampa internazionale che preannunziava l'inizio della fine di Saddam Hussein, dato del resto per morto ammazzato ogni giorno a partire dall'inizio delle ostilità. E' stato poi accertato dalla solita Al Jazeera che si era trattato di un piccolo tafferuglio in una coda per l'acqua. Bassora a tutt'oggi non è stata espugnata dai marines inglesi che secondo l'Ammiragliato avrebbero dovuto far fronte mercoledì scorso ad un contrattacco portato da 120 carri armati irakeni. Tre giorni dopo i 120 carri nemici venivano ridotti dal Ministro della Difesa inglese a tre "veicoli militari".

4) Il 25 marzo più di mille erano i carri armati della Guardia Repubblicana - la metà di quelli rimasti a Saddam - scatenati in una sortita da Bagdad contro il Settimo Cavalleria degli Stati Uniti che aveva varcato il Tigri. Resoconti mozzafiato di duelli d'artiglieria, bombardamenti aerei e fuoco incrociato di mortai venivano dati ogni ora sulla Cnn dall'inviato Walter Rodgers "embedded", inquadrato nella terza brigata dell'unità americana. Ventiquattro ore dopo il Capo di Stato Maggiore, Generale Richard Myers, era costretto a ridimensionare l'evento: si trattava solo dell'azione di pochi veicoli leggeri nemici.

E poi abbiamo avuto la fandonia della fabbrica di armi chimiche, quella dei missili Scud a lunga gittata sfuggiti alle ispezioni Onu e l'ultima, la più ripetuta, secondo cui l'avanzata verso Bagdad è stata fermata non dalla resistenza nemica e tanto meno dall'esaurimento di carburanti e cibarie, bensì dalla necessità di rendere più flessibile un'offensiva da tempo contemplata dalla flebilissima strategia del generale Tommy Franks. Costantemente minimizzata invece l'entità delle stragi di civili a Bagdad, a Bassora, a Nasiriya e negli altri centri bombardati da bombe gravitazionali "stupide", perché i Tomahawks ormai scarseggiano (ne sono stati già lanciati 730) e la contraerea impedisce le azioni a bassa quota degli Apache e degli A-10.