20 aprile 2003

Guerra del petrolio

Gli Stati Uniti:
a noi i pozzi iracheni

di Lucio Manisco

Con o senza le Nazioni Unite, con o senza le sanzioni, al di fuori di precedenti accordi o contratti bilaterali e alla faccia dell'Opec, gli Stati Uniti daranno il via all'estrazione ed alla commercializzazione del petrolio iracheno in tempi molto più brevi di quelli previsti. E lo faranno per motivi squisitamente "umanitari" con il concorso dello stato di Israele e grazie all'impegno generoso di compagnie Usa come la "Halliburton" e la "Bechtel" che si sono aggiudicate gli appalti per la riattivazione dei pozzi e delle infrastrutture di un paese devastato non dalla guerra ma dalla dittatura del perfido Saddam Hussein.

Questo il messaggio inequivocabile che l'Amministrazione Bush ha lanciato al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, convocato per martedì in riunione preliminare al livello degli ambasciatori: dovrà esaminare la richiesta Usa di abrogare le sanzioni adottate nel 1990, a tamburo battente, entro due o tre settimane per permettere anche lo "scongelamento" dei fondi iracheni bloccati da diversi paesi, inclusa l'Italia, subito dopo l'invasione del Kuwait.

Il groviglio inestricabile, giuridico e politico, di una decisione del genere indurrà probabilmente il Consiglio di Sicurezza a promuovere una misura di ripiego, a riattivare cioè fino a giugno il programma "oil for food" sotto gestione Nazioni Unite. Ma gli Stati Uniti proseguiranno sulla loro strada, quella dei vincitori della guerra, ignorando questioni fondamentali come la proprietà dei giacimenti petroliferi, i diritti dell'estrazione, la compartecipazione di aziende francesi e russe, l'inesistenza a tutt'oggi di un governo nell'Iraq "liberato". Ignorando soprattutto le obiezioni sollevate ad Atene dal Presidente Jacques Chirac, che con l'implicito appoggio di Putin non si è dichiarato contrario all'abrogazione delle sanzioni ma ha insistito sulla necessità prioritaria di "definire le modalità" di questa misura.

Un veto russo e francese al Consiglio di Sicurezza non sembra preoccupare l'Amministrazione di Washington che, come ha scritto ieri il "Financial Times", farà ricadere su Francia e Russia "l'obbrobrio" di negare sia pure temporaneamente al popolo iracheno ridotto alla fame aiuti umanitari per 50 milioni di dollari al giorno.

La spada di Brenno gettata dagli Stati Uniti sulla bilancia dell'oro nero peserà come un macigno sulla conferenza dei paesi produttori Opec convocata per mercoledì: molti di questi paesi hanno reagito sollecitando una riduzione delle quote produttive per complessivi un milione e 560 mila barili al giorno e, non solo per il timore che l'immissione in tempi brevi sul mercato di tre milioni e mezzo di greggio iracheno possa far precipitare il suo prezzo, ma anche perché un'arbitraria e unilaterale gestione Usa dei giacimenti occupati non potrà non alterare la contrattazione internazionale ed investire di illegittimità le operazioni di quelle compagnie petrolifere che accettino di commercializzare il petrolio a stelle e a strisce.

L'Amministrazione Bush può comunque contare sull'appoggio del fedele alleato israeliano: sono state infatti confermate le voci pubblicate sin dal 31 marzo scorso dal quotidiano di Tel Aviv "Haaretz", secondo cui il ministro israeliano per le infrastrutture, Joseph Paritzky, avrebbe portato a buon punto trattative segrete con il governo giordano per la riattivazione dell'oleodotto che portava il greggio iracheno dai giacimenti di Mosul al porto di Haifa. Un accordo in materia potrebbe da un lato soddisfare in toto il fabbisogno energetico di Israele e sollevare dall'altro gli Stati Uniti dall'onere di fornire in periodi di crisi il greggio al fedele alleato sulla base di un accordo del 1975 denominato "Memorandum of Understanding".

Gli affari sono affari in questo riassetto Usa dell'ordine mediorientale articolato sulla presenza in Iraq dei carri armati Abrahams. Si entra in una fase di turbolenza estrema, senza precedenti nella storia del dopo guerra. Per il mondo intero è giunto il momento di allacciare le cinture.