5 aprile 2003

Menzogne flessibili
Sorprese non convenzionali

di Lucio Manisco

L'aeroporto di Baghdad in sole ventiquattr'ore è stato occupato dalle forze della "coalizione" che non hanno incontrato resistenza, poi solo una sua parte è stata posta sotto il controllo delle stesse forze perché una marginale resistenza irachena continua nei dintorni. Sono comunque in arrivo i giganteschi aerei da trasporto Usa che porteranno alle porte della capitale migliaia di soldati e di mezzi bellici per l'offensiva finale e risolutiva; no, gli aerei non arrivano perché l'aeroporto non è ancora "sicuro" - sostiene un giornalista statunitense "embedded" davanti a un aereo di linea distrutto. I carri "Abrahams" del settimo cavalleria stanno per unirsi ai reparti della divisione di fanteria che hanno "liberato" l'aeroporto; non è vero niente - dichara l'inviato della Cnn "embedded" nel settimo cavalleria - lui ha visto i piani di battaglia che non contemplano un'operazione del genere; aggiunge che il nemico continua comunque a sparare sulla sua unità.

Sull'altro versante Saed "faccia feroce" Sahaf, portavoce del quartier generale di Saddam Hussein, asserisce prima che non un solo "mercenario-canaglia" ha raggiunto l'aeroporto; dopo tre ore si corregge; qualche "mercenario canaglia" è stato paracadutato sull'aerodromo, ma ora è isolato da una cintura di ferro e di fuoco e quando calerà la notte verrà annientato da una tremenda "sorpresa non convenzionale". Gli "embedded" che seguono alla televisione le dichiarazioni di "faccia feroce" danno mano alle maschere antigas, poi il portavoce corregge il tiro: non può anticipare di che sorpresa si tratti ma esclude il ricorso ad armi bio-chimiche di cui l'esercito iracheno non dispone.

Non ne dispone - aveva affermato la sera prima il presidente - George Dubia Bush dalla base militare di Camp Lejeune - perché la campagna "Iraqui freedom" ha eliminato questo pericolo. Un pericolo comunque di cui non parla più nessuno a Washington anche se entro e fuori le Nazioni unite questo era stato l'unico motivo addotto per scatenare la più grande potenza militare del mondo contro un paese mediorientale ridotto alla fame da dodici anni di sanzioni; oggi "Iraqui freedom", come esplicita il termine, mira unicamente a restituire la libertà, la democrazia e il benessere al popolo iracheno e ad abbattere il regime sanguinario che lo ha oppresso per trenta e più anni. E' il regime di Saddam Hussein che il Pentagono non ha esitato a definire "il peggiore nella storia del mondo", con buona pace di quel bischero di Adolf Hitler.

E mentre il feroce Saddam non solo riappare alla televisione e per le strade di Bagdad ma con la citazione di un evento di sette giorni fa dimostra di non essere stato ammazzato il 19 marzo, il comandante in capo delle forze della "coalizione", il generale texano a quattro stelle Tommy Franks da sei giorni è desaparecido, colpito forse dal fuoco amico del suo "boss" Rummy Rumsfeld. Era stato il generale Franks a parlare ad ogni pie' sospinto della flessibilità della strategia Usa per spiegare perché le sue colonne corazzate erano ferme da cinque giorni ad ovest del Tigri. Lui è scomparso, ma la flessibilità continua a regnare sovrana anche in campo geografico: l'aeroporto "liberato", forse no, è lontano diciannove chilometri dalla captiale, ma il presidente Bush ha accorciato drasticamente questa distanza sostnendo che le forze armate statunitensi sono arrivate a duecento "yarde", poco meno di duecento metri, da Bagdad.

Tutto è diventato dunque flessibile, speriamo anche le "sorprese non convenzionali" dall'una e dall'altra parte: gli unici a non essere flessibili sono i cadaveri dei militari e soprattutto dei civili, delle donne e dei bambini, di cui ormai si è perso il conto in questa guerra sciagurata.