13 aprile 2003

All'opera il Ministero della paura

di Lucio Manisco

Una nazione manipolata da un Ministero della paura di orwelliana memoria in uno stato permanente di ansia e di panico dissemina la sua psicosi in un paese occupato militarmente e gettato nel caos. Per paradossale che possa apparire è questa l'unica spiegazione che può essere data degli accadimenti a Washington e a Bagdad. Da una parte un presidente degli Stati Uniti che scatena una guerra preventiva per via di un "present and living danger" - un pericolo presente e vivo identificato nelle armi di distruzione di massa in mano al terrorismo internazionale e dall'altra la grande armata Usa che devasta uno stato canaglia, non trova tracce di queste armi proibite e non muove un dito per fermare saccheggi e rapine, distruzioni di ospedali, musei e centrali elettriche. Ora il popolo irakeno è libero - continua a proclamare quel presidente, ma le immagini televisive del sacco di Bagdad, di Bassora delle altre città "liberate" evidenziano lo stato di paura in cui vive quel popolo, una paura - ha denunziato la Bbc - molto più pervasiva di quella esperimentata sotto la dittatura sanguinaria di Saddam Hussein.

Il quotidiano britannico "The Guardian" ha pubblicato ieri un primo bilancio, approssimativo per difetto, della tragedia: 2.320 soldati irakeni uccisi, 9mila fatti prigionieri, 1400 i civili ammazzati secondo il Pentagono, 5.103 i feriti. E poi una crisi umanitaria che richiede, secondo le Nazioni Unite, un investimento immediato di due miliardi e duecento milioni di dollari, mentre solo 390 milioni sono stati raccolti dagli organismi internazionali. E' un bilancio - avverte il quotidiano - che quasi certamente risulterà inferiore del 50 per cento di quello reale perché la paura agisce da moltiplicatore sulle ferite e sulle sofferenze inferte ad un popolo.

Lo stato di paura permanente, che con il "Patriot Act 1" e il "Patriot Act 2" ha permesso a George "dubia" Bush di abrogare a tutti gli effetti il Bill of Rights, la Carta dei diritti civili negli Stati uniti, richiede uno stato di guerra continua ed infinita. La macchina bellica ad alta tecnologia che ha distrutto e gettato nel panico 24 milioni di iracheni, non può essere smontata e riportata in patria; il suo impiego va esteso in altri "rogue states". Il primo consigliere del Presidente, Pau Wolfowitz, detto "Wolfowitz d'Arabia", ha indicato a chiare lettere che il primo di questi stati-canaglia potrebbe essere la Siria accusata tra l'altro di avere accolto i criminali del regime iracheno con il loro bagaglio di armi di distruzione di massa. E' stato immediatamente corretto dal segretario alla Difesa Rumsfeld e dal vice-presidente Dick Cheney: queste armi sono state nascoste sul territorio iracheno e verranno trovate. Il loro rinvenimento è stato finora ostacolato da Mister Blix, il capo degli ispettori Unscom, che insiste sulla loro inesistenza e che comunque dovrebbe essere chiamato a certificarle una loro improbabile scoperta. Esiste comunque una possibile via d'uscita: queste armi potrebbero essere impiegate contro qualche militare Usa in tuta e maschera antigas; basterebbe in questo caso esibire le "prove" lasciate da un gas come il sarin sulle tute stesse e il ritrovamento dei depositi non sarebbe più necessario, con buona pace di Mister Blix.

Prima o poi qualcuno dovrà pur assicurare che l'ordine torni a Bagdad, dato che i militari statunitensi non possono e non vogliono assolvere al compito di poliziotti. Ci vuole qualcuno che metta a disposizione un piccolo esercito coloniale, del tipo ascari o dubat. E chi meglio di un fedele alleato come Silvio Berlusconi che ha già spedito i suoi alpini a Khost nell'Afghanistan e che ora si accinge a mettere in riga durante il semestre italiano i riottosi Chirac e Schroeder, a colpi di Piaget d'oro massiccio e diamanti? In Europa si sorride, se non si sghignazza, sulle affabulazioni di questo nipote di Bertoldo; per noi purtroppo c'è poco da ridere quando ascoltiamo increduli le battute di questo Parsifal da parodia sul sovietismo che pervade la nostra costituzione o sull'impiego dei carabinieri del Tuscania nelle terre devastate dall'antica Mesopotamia.