19 aprile 2003

Dove vola l'Avvoltoio.

Urbani e il sacco di Bagdad

di Lucio Manisco

 

Non si sa bene cosa potranno fare i carabinieri italiani e il Generale Conforti in Iraq per salvaguardare quello che e' rimasto del patrimonio archeologico e storico dell'antica Mesopotania saccheggiato con la connivenza o il disinteresse dei marines statunitensi. Si sa fin troppo bene invece come la "sanatoria per i beni antichi" varata dai ministri Urbani e Castelli, oltre a favorire l'infaticabile opera dei tombaroli nostrani e il mercato clandestino dei reperti etruschi e romani, potra' dare un italico contributo all'importazione ed all'incettazione degli artefatti assiri, sumeri e islamici rubati su commissione nel museo nazionale di Bagdad e in altri otto istituti museali iracheni.

Apprendiamo da una notizia di agenzia che "il consiglio dei Ministri, previa illustrazione del Ministro Urbani, ha avviato l'esame del disegno di legge che introduce un nuovo regime sanzionatorio a tutela del patrimonio culturale nazionale che sara' completato in una delle prossime riunioni". Il regime "sanzionatorio" equivale ad un condono gratuito a chi detiene illecitamente reperti archeologici: bastera' una dichiarazione sulla loro origine non fraudolenta si puo' sempre fabbricare il lascito di un nonno garibaldino ed il detentore potra' fare quello che vuole di quei reperti quale che sia la loro provenienza.L'obbiettivo dichiarato del Ministro, lo stesso personaggio che ha collocato un affresco di Raffaello nella Cappella Sistina e si sta battendo da leone per mettere all'incanto con la "Patrimonio S.p.a." i beni demaniali e artistici del nostro paese, e' quello di dare il via ad una anagrafe obbligatoria dei beni archeologici in mano ai privati. Le strade dell'inferno ecc. ecc.

Se e' vero che questa sanatoria era stata programmata prima della guerra e del sacco di Bagdad, e' altrettanto vero che il ministro ed il suo collega Roberto Castelli avrebbero potuto e dovuto soprassedere al varo del disegno di legge e prendere ben altre iniziative, a parte quella di assegnare una missione impossibile ad un nucleo di carabinieri in partenza per l'Iraq: in primo luogo avrebbero potuto aderire al drammatico appello lanciato dall'Unesco per "congelare" con una moratoria di tre o cinque anni il traffico illecito o "lecito" di reperti di origine museale o da siti archeologici che appartengono alle antiche civilta' della Mesopotania a partire dal decimo secolo avanti cristo; in secondo luogo avrebbero potuto mettere a disposizione dell'Interpol e dell'Europol una "task force" italiana specializzata nell'intercettazione e nella repressione del traffico clandestino di questi reperti. In terzo luogo avrebbero potuto organizzare e finanziare sotto l'egida Unesco la missione in Iraq di esperti e studiosi italiani e ne abbiamo di primissimo ordine ,da Giorgio Gullini a Giovanna Bergamini, da Roberta Venco Ricciardi a Claudio Saporetti per dare una autorevole mano ai tentativi in extremis degli archeologhi iracheni di salvare il salvabbile dalla rapina del secolo tutt'ora in corso.

Che si tratti di una rapina ben congeniata, con mandanti identificati, e collaudata nell'ultimo decennio tra la prima e la seconda guerra del Golfo, non e' piu' materia opinabile: e' stato provato che gli atti di vandalismo sono serviti da copertura a ladri specializzati, forniti di strumenti professionistici come i taglia-vetro elettronici a diamante e di automezzi pesanti per asportare statue e busti bronzei pesanti diversi quintali. E' un dato di fatto che la protezione fornita dai militari statunitensi, a saccheggio avvenuto del museo e della biblioteca di Bagdad, e' stata pro-forma e di brevissima durata. E poi esiste, senza indagini speciali in quanto e' alla luce del sole, una pistola fumante: all'inizio di gennaio un sedicente "Consiglio Americano per la Politica Culturale" formato ad hoc da antiquari, collezionisti, mediatori e persino da un consulente del Metropolitan di New York, Ashton Hawkins, ha avuto una serie di incontri al Dipartimento della Difesa e al Dipartimento di Stato "per segnalare l'importanza dei siti archeologici iracheni", ma anche e soprattutto per ottenere l'abrogazione di paragrafi specifici della legge USA "Cultural Property Implementation Act" che limita l'importazione di antichita'. Animato da spirito filantropico e da smisurata passione archeologica il Comitato ha poi chiesto che , a guerra conslusa, venisse cancellata la legislazione irachena in quanto troppo "retentive", troppo possessiva e chiusa sulle esportazioni di oggetti di valore artistico.

Non occorrono altre parole per spiegare i comportamenti delle forze armate USA a Bagdad e nelle altre citta' "liberate".