22 agosto 2003

VICOLO CIECO DI BUSH

di Lucio Manisco

Harlan Ullman, teorico della strategia "shock and awe" - "traumatizzare e sgomentare"- seguita dal Pentagono nel blitz-krieg contro l’Iraq, ha concesso un’intervista alla Bbc che ha traumatizzato e sgomentato l’opinione pubblica britannica e mondiale. Interpellato da Tim Sebastian, il conduttore del programma "Hard Talk", su quale disegno criminoso e perverso avesse motivato l’autore della strage di funzionari delle Nazioni Unite a Baghdad ha risposto senza esitazione alcuna: «Se la Germania nazista nel 1942 avesse invaso ed occupato il Regno Unito, voi inglesi avreste reagito nella stessa maniera». Non si è capito bene se l’attonita reazione del Sebastian sia stata motivata dall’analogia tra l’Inghilterra e l’Iraq o da quella tra gli Stati Uniti e la Germania di Hitler; ha chiesto incredulo all’Ullman di ripetere la sua battuta. E’ stato prontamente esaudito... e quell’infame sorrise.

Disdicevole, in verità, paragonare l’arsenale delle democrazie e gli intrepidi crociati della libertà alle belve naziste o assimilare il ruolo delle Nazioni Unite con quello dei marines che occupano l’Iraq. Il segretario generale, Kofi Annan, che non ha certo la tempra di un Boutros Ghali, si è affrettato a prendere le distanze nel commemorare il giorno dopo in compagnia di un imbarazzatissimo Colin Powell i funzionari dell’Onu caduti a Bagdad: ha sottolineato il profondo dissenso dell’organismo internazionale alla vigilia dell’invasione, il ruolo umanitario e di pace presentemente svolto e ha categoricamente escluso la possibilità di integrarlo con l’invio di caschi blu. Un’ipotesi scartata dallo stesso segretario di Stato per il quale la missione "vitale" delle Nazioni Unite non deve essere poi dissimile da quella delle Dame di San Vincenzo mentre spetterà agli altri paesi della cosiddetta coalizione e a quelli "willing" prestar man forte ed eventualmente sostituire i soldati Usa inviando grossi contingenti di truppe coloniali (sembra che al Berlusconi in visita nel ranch presidenziale del Texas sia stato chiesto di triplicare il corpo di spedizione italiano, da 3 mila a 9 mila militari). Una cosa è comunque certa: il sanguinoso attentato di Bagdad può essere stato - come ha documentato Stefano Chiarini su il manifesto - un regolamento di conti della resistenza irachena per il milione e mezzo di morti provocato da dieci anni di spietate sanzioni delle Nazioni Unite, prima sotto il ferreo controllo di tre amministrazioni a Washington e poi emarginate e gettate alle ortiche, ma a quattro mesi dalla caduta di Bagdad ha evidenziato il vicolo cieco imboccato dai Bush, Rumsfeld & Co. Anche a voler escludere una soluzione tipo Saigon - con gli elicotteri che decollano caoticamente dal quartier generale americano nei pressi della capitale irachena - il presente inquilino di Pennsylvania Avenue e i suoi "neocons" non intravedono vie d’uscita e si baloccano per il momento con giochi da pubbliche relazioni, come l’annunzio ritardato dell’arresto di "Chemical Ali", già dato per spacciato quattro mesi fa nell’ammazzatina di Bassora che costò la vita a una ventina di civili. C’è naturalmente chi insiste - come "l’infame" Harlan Ullman - sulla strategia dello "shock and awe" da estendere all’Arabia Saudita o all’Iran, ma non fa i conti con l’imperativo categorico di George "Dubya" Bush che gli impone di chiudere la partita irachena entro novembre, a dodici mesi dalle presidenziali del 2004, per evitare di essere liquidato come l’illustre genitore a pochi mesi dal trionfo nella prima guerra del Golfo.

La popolarità del più insipiente figliolo è in caduta verticale con l’aumento incrementale delle "body bags", dei caduti americani giunti a quota 375, con l’economia che perde colpi ancorata unicamente a consumi senza senso e al sempre più astronomico indebitamento privato e pubblico, con l’aumento della disoccupazione e con il recente disastroso "black out" che ha aperto gli occhi di molti americani sui reali interessi della "junta petrolifera" insediatasi alla Casa Bianca (la definizione è di Gore Vidal). Se c’è uno spiraglio di luce nelle tenebre di questa crisi è che la più che probabile caduta della "junta" verrà accompagnata da quella dei suoi squallidi e non meno pericolosi quanto interessati sostenitori e alleati, i Blair, gli Aznar, i Berlusconi, gli Sharon, giù fino agli ultimi satrapi di mezzo mondo.