18 maggio 2008

CONSIDERAZIONI INATTUALI   2

 

 di Lucio Manisco

 

“Non posso non concludere che la maggior parte della vostra popolazione indigena sia formata dalla più perniciosa razza di parassiti a cui la natura abbia permesso di strisciare sulla terra”.

Jonathan Swift. (Viaggio di Gulliver a Brobdingnag)

 

LA DIFESA DALLA RAZZA

La razza, una razza, esiste. L’inconfutabile prova scientifica, antropologica, biologica della sua inesistenza nel continuum evolutivo da uno stock comune, deve oggi accettare un’eccezione, quella della razza italica che non è circoscritta alla sottospecie bossensis-ponticelliana ma getta radici sempre più evidenti nell’intera comunità nazionale: viene così intesa, sottintesa o conclamata con rari, rituali e ipocriti dinieghi dagli opposti schieramenti politici, si manifesta nella muscolosa azione legislativa del presente governo con ripercussioni di rivoltante violenza repressiva sull’intero territorio nazionale, trova infine i suoi più esaltati alfieri nei mass media televisivi regionali e nazionali.

Del Tg1 ritrasmesso in tutta Europa ci era stato chiesto senza ironia lo scorso anno a Bruxelles perché mai le notizie italiane venissero diffuse da Tele-Vaticano; con marcata ironia ai primi dell’anno un amico new yorchese aveva osservato che lo stesso Tg1 sembrava la versione televisiva de “The Police Gazette” il vetusto periodico dedicato ai più efferati crimini perpetrati nella repubblica stellata.

A partire dal 14 aprile l’immagine del nostro paese sugli schermi televisivi e sulla stampa estera ha subito un crollo verticale: non si tratta più del “paese poco serio, a volte una barzelletta” di cui ha scritto Paolo Rumiz, ma della costernata realizzazione che è emersa in Italia una razza autoctona con un suo genuino, violento razzismo di cui si teme vivamente il contagio in ogni angolo d’Europa.

La BBC-1, la BBC World, la ITN e poi la ZDF, la TF-1 e tutte le maggiori reti televisive del vecchio continente presentano con frequenza quasi ossessiva e su tempi più lunghi dei corrispettivi telegiornali italiani le riprese degli attacchi con Molotov dei campi Rom, la fuga disperata dei profughi romeni dai campi improvvisati sotto i ponti o nelle periferie urbane, le invettive urlate dalle donne napoletane sulle immondizie, le barricate, i cassonetti incendiati. Un noto commentatore britannico si chiede con candore più o meno simulato perché mai in assenza o nell’inefficacia dello stato i cittadini della Campania invece di scatenarsi contro rom e romeni non si auto organizzino per i rifiuti con collette, containers, raccolte differenziate e una resistenza sia pure passiva alla camorra. Forse la risposta la ha già fornita due anni fa Giorgio Bocca nel suo eccellente saggio “Napoli siamo noi”.

Ora ci penserà il cavaliere d’Arcore a ristabilire il prestigio nazionale all’estero, magari con un’altra dose di corna o invettive ai kapo’ che  frequentano il Parlamento di Strasburgo. Ma il problema per un’altra Italia priva di rappresentanza politica è quello molto più grave della Difesa dalla Razza.

Con la polizia di Stato mobilitata in costosissime feste per gli anniversari (non mancavano i soldi per la benzina delle Pantere?) non c’è da pensare ad una rigorosa repressione dei reati di razzismo o di incitazione alla lotta armata con 300.000 fucili caldi.

L’igiene sociale non può del resto essere imposta con i cordoni sanitari, i coprifuoco, i processi per direttissima degli eroici cittadini che danno fuoco ai campi rom.

Con la poco augurabile ma certa “tempesta perfetta” che si sta abbattendo sull’economia e su una pace già fin troppo precaria c’è solo da sperare in un risveglio delle coscienze, in una catarsi nazionale, sempre che la razza italica non prevalga del tutto e sfoci in un regime da seconda Era Fascista. Per il momento richiamiamoci all’alto magistero di un grande umanista, Lord Jakobivitz della camera alta britannica.

 

 

GLI IMPERATIVI DI LORD JAKOBOVITZ

(da un discorso alla Camera dei Lords del 1991)

 

1)      Rendere compatibili i diritti dei diversi prima che diventino i torti dei loro avversari

2)      Dare il benvenuto ai nuovi arrivati prima che diventino alienati ed ostili

3)      Creare condizioni di vita accettabili nei paesi in cui essi vivono, prima che divengano minoranze frustrate nei paesi in cui sono costretti ad emigrare

4)      E sopra ogni altra considerazione rammentare – ciascuno di noi, tutti noi – che siamo solo residenti temporanei di un pianeta su cui dobbiamo imparare a vivere in armonia, prima che il nostro permesso di soggiorno scada definitivamente, prima cioè di dover emigrare in un’altra dimensione, in un altro spazio ove- secondo alcune credenze – potremmo essere chiamati a rispondere dei comportamenti verso i nostri simili sul pianeta di provenienza

 

 

INEDITO DI LA FONTAINE:

LO STATUTO BIPARMISAN

Non c’è più trippa per i gatti: Silviolo, The Tomcat, benevolo e divertito, fa 

saltellare tra le zampe Topo Gigio Doppiovu: prima di mangiarselo vuole con uno statuto biparmisan le sue ultime croste di formaggio. Sensazionale esito della mutazione genetica: invece di divincolarsi mordicchiando le zampe del felino, Doppiovu sta seriosamente al gioco e acconsente alla richiesta tra il mesto plauso dei suoi simili, uniti e solidali nel morituri te salutant.

 

 

ARCIVESCOVO GIANFRANCO RAVASI

(Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura)

“Ciò che è entrato in crisi è l’ateismo alto. A sostituirlo interviene una forma di sarcasmo, di sberleffi, di critica fondamentalista.”

 

Dato che la contestazione teologica dell’ateismo alto o basso è un mumbo-jumbo che non ha mai coinvolto le masse dei credenti, la predicazione nelle chiese, l’educazione dei minori il Ravasi ha indicato a laici ed ad atei la via, la verità, la luce per contrastare efficacemente pregiudizio ed invadenze della religione nella sfera pubblica: per l’appunto il sarcasmo, lo sberleffo, la critica fondamentalista.

P.S.: Altamente raccomandabile la lettura di “La questua. Quanto costa la Chiesa agli italiani” di Curzio Maltese, Carlo Pontesilli e Maurizio Turco. Edizioni Bianca Feltrinelli, maggio 2008. Euro 14,00