26 gennaio 2011

 CONSIDERAZIONI INATTUALI N. 24

 Dal Lingotto al Gattopardo

 SERGIO MARCHIONNE COME DON CALOGERO SEDARA

 di Lucio Manisco

 

Kennst du das Land,

wo die Betrüger blühn?

 

L'uomo dell'anno, secondo Gianni Riotta, rivendica la sua appartenenza all'era cristiana e relega i metalmeccanici della FIOM e ogni suo avversario o critico all'era pre-cristiana.

C'è invece chi fa risalire i suoi comportamenti a quelli dei dinosauri del Giurassico Superiore.

A noi, afflitti da una visione geologica e storica più limitata, ricorda un personaggio letterario più recente, mirabilmente descritto mezzo secolo fa da Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne "Il Gattopardo": il faccendiere rozzo e rampante Don Calogero Sedara che approfittando della decadenza della nobiltà latifondista siciliana e del subbuglio garibaldesco del 1860 arraffa terreni e quattrini, sposa la causa sabauda-piemontese, si dà una ripulita con il matrimonio della figlia con il principe Tancredi e diventa senatore del Regno.

Per mancanza di scrupoli, decisionismo, irresponsabilità sociale e violazione di norme, statuti e diritti dei lavoratori -  i "ca'funi" di centocinquanta anni fa - l'italo-canadese Marchionne non ha nulla da invidiare al Sedàra ma una cosa è certa: anche ai fini dell'immunità parlamentare non darà la scalata ad una delle due camere. Il chietino (absit iniuria verbis, in un intervento in lingua inglese abbiamo dovuto spiegare che il termine si scrive in italiano con h e i e non con la r) ha finora dimostrato che il suo interesse per la repubblica fondata sul lavoro concerne unicamente i suoi rapporti con i titolari dell'azienda FIAT e qui finiscono le analogie con alcuni personaggi de "Il Gattopardo". Perché c'è una rassegnata nobiltà del sentire nel principe di Salina - per non parlare del capostipite dei "Buddenbrook" di Thomas Mann - e nulla del genere è rintracciabile nei comportamenti pubblici e nei silenzi degli Agnelli.

Sono d'obbligo a questo proposito alcune meste considerazioni sul ruolo dell'informazione in Italia.

Due ex famigli del defunto avvocato hanno formulato risposte diverse al quesito: Gianni Agnelli avrebbe sottoscritto l'aut aut di Marchionne agli operai di Pomigliano e di Mirafiori? Del quesito spiritico da tavolino a tre gambe e di grande impatto ipotetico come quello"se mio nonno avesse avuto due ruote", si sono ampiamente occupati alcuni quotidiani nazionali e non tutti tra i peggiori. A nessun organo dell'informazione è passato per l'anticamera del cervello di chiedere non solo al giovin signore John Elkann ma alla miriade di eredi Agnelli, Rattazzi&Co. se si siano per il momento accontentati delle poche decine di milioni elargite loro in borsa dall'AD o se insistano per liquidare su due piedi non solo l'Alfa come sostiene la stampa tedesca ma l'intera FIAT auto italiana senza attendere i dodici mesi di grazia apparentemente chiesti loro dallo stesso AD. I "molti, maledetti e subito" degli eredi dell'avvocato costituiscono un ostacolo non irrilevante per il grande imbonitore alle prese con una Chrysler più decotta del previsto e con la scadenza del gennaio 2012 entro cui dovrà restituire in contanti ai Governi degli Stati Uniti, del Canada e alle banche americane sette miliardi e mezzo di dollari più un miliardo e novantanove milioni di interessi per evitare di far la fine di altri imbonitori italiani nella repubblica stellata come lo infamous salvatore della lira. Nessun giornalista italiano gli chiede come fa a scommettere a parole sul successo di modelli "gas guzzlers" riciclati come la SUV, Jeep Cherokee e la Chrysler 300 con il petrolio che marcia verso i cento dollari al barile o, all'altro estremo, della 500 che data l'obesità degli improbabili acquirenti USA richiederà come accessorio essenziale un apriscatole.

E gli interrogativi mai posti non si fermano qui: perché non si consultano quotidiani di poco tempo fa come il "Frankfurter Algemeine" o il "Frankfurter Rundschau" per ricordare a tutti quali furono i motivi che indussero il governo federale tedesco e il sindacato IG-Metal a sbattere la porta in faccia a Marchionne che voleva acquistare la Opel con impegni altrettanto aleatori di quelli assunti oggi con la Chrysler, per non parlare dei venti miliardi nella FIAT Auto sui quali "è offensivo" chiedere ragguagli di sorta? Ben altri e più concreti impegni vennero assunti nel 1978 dall'italo-americano Lee Iacocca per salvare la Chrysler da un altro fallimento: oltre ad un ingente prestito garantito dal governo federale l'ex presidente della Ford portò con sé il grande expertise acquisito nell'altra compagnia e molti dei progetti di nuovi modelli incautamente respinti da Henry Ford II e poi rivelatisi di grande successo con il nuovo marchio.  

Nell'expertise e nel patrimonio tecnologico portato in dote da Sergio Marchionne ha creduto solo il Presidente Obama che pur di salvare dalla disoccupazione 58.000 metalmeccanici di quegli stati che gli avevano assicurato la vittoria nelle presidenziali avrebbe affidato la Chrysler al fratello di Bin Laden. E c'è da chiedersi perché nel maggio del 2007 la Daimler-Benz liquidò con una perdita secca di 600 milioni, a cui altre non meno gravose seguirono, il controllo della stessa compagnia e quale ruolo abbia avuto e tuttora probabilmente ha il gruppo finanziario "Cerberus Capital Management L.P." nel fallimento (Capitolo 11 di bancarotta) del 2009 e poi nelle intese con la FIAT.  

E' mai possibile che nessuno dei giornali e telegiornali italiani abbia spedito un solo inviato alle locals del sindacato "United Automobile Workers, USA" o a quelle più agguerrite dello stato canadese dell'Ontario per capire cosa pensi la base operaia degli enormi sacrifici accettati dai loro vertici sindacali? E' possibile che vere e proprie pubblicità occulte vengano travestite da inchieste giornalistiche sulla stampa nazionale?  

E' ovviamente possibile perché la FIAT è la principale inserzionista pubblicitaria di quotidiani, periodici e TV nazionali, anche se da un paio di settimane la presentazione dei suoi prodotti è praticamente assente dai mass media mentre è diventata massiccia quella della concorrenza straniera.  

Per concludere chiediamo venia a Johann Wolfgang Goethe per aver sostituito zitronen (limoni) con betrüger nel famoso interrogativo su citato che tradotto in italiano recita "Conosci tu il paese dove fioriscono i cialtroni?".