Liberazione, 18 aprile 2002

Hanno seminato il vento raccoglieranno la tempesta 

di Lucio Manisco

Un totale fallimento la missione di Colin Powell? Niente affatto: il segretario di Stato è riuscito a spacciare per vera la più grossolana menzogna della politica estera Usa degli ultimi tempi, quella secondo cui l'amministrazione Bush quindici giorni fa si sarebbe impegnata a fermare l'offensiva militare della quinta, forse della quarta potenza militare del mondo contro sparuti e male armati gruppi di poliziotti, a porre fine allo sterminio del popolo palestinese, a gettare le basi per la ripresa delle trattative tra il governo di Sharon e una autorità che non esiste più nelle sue più elementari strutture amministrative e il cui presidente, Yasser Arafat, a tutti gli effetti prigioniero dei tanks israeliani, è stato categoricamente respinto come eventuale controparte dall'uomo di Sabra e Shatila. 

Certo, lo stesso segretario di Stato ha ammesso di non essere riuscito ad ottenere il cessate il fuoco perché la "intrusione" israeliana in Cisgiordania non terminerà prima di una settimana e perché Arafat si è rifiutato di porre fine alla resistenza. Due altre plateali menzogne:Sharon non ha fissato date certe per la fine delle operazioni militari, tanto meno per il ritiro dei carri armati, e Arafat non è neppure in grado di azionare lo sciacquone del suo bagno o, anche se lo volesse, di impedire a qualche superstite miliziano di deporre il fucile o ai ben più numerosi aspiranti suicidi di farsi saltare in aria nei mercati di Tel Aviv e di Gerusalemme. 

Chi ha comunque seguito ieri la Cnn, la Cbs, la Abc e tutti gli altri ben orchestrati mass media negli Stati Uniti, non ha potuto non concludere che il furto di verità continua ad essere allegramente perpetrato nella repubblica stellata: gli operatori dell'informazione - con l'unica eccezione dei commentatori politici del Washington post- hanno ammesso che la missione di Powell ha registrato una battuta di arresto ma si sono affrettati a proclamare che riprenderà (come, quando, dove?) in tempi brevi, anzi brevissimi, anche se il presidente Bush non ne ha parlato in un discorso stracolmo di elogi sperticati per il suo segretario di Stato. E così è stato sottolineato che il marine in congedo Anthony C. Zinni tornerà ad occuparsi in loco della crisi, che verrà raggiunto presto a Tel Aviv da George J. Tenet, il direttore della Central Intelligence Agency, fresco degli allori appena colti in Venezuela. 

E' stato il settimanale satirico francese Le Canard Enchainé a identificare bene il compito del Segretario di Stato in Medioriente con il titolo a piena pagina "Accord tacite Bush-Sharon: laisser du temps aux tanks! " e non v'è dubbio che il Powell sia riuscito a "dar tempo ai carri armati" sia girovagando tra Marocco e capitali europee prima di arrivare a Gerusalemme, sia con le sue teatrali comparsate davanti al capo del governo israeliano, a quelli del Libano, della Siria e nei due colloqui con il presidente dell'autorità palestinese.  

Per quanto tempo i carri con la stella di David continueranno a sparare? Probabilmente per un altro paio di settimane, poi verranno fermati se non altro perché non ci saranno più bersagli da colpire - le famose infrastrutture del terrorismo e cioè gli ultimi possibili interlocutori di domani, da catturare, da uccidere e da sostituire con quisling di comodo. E' quanto viene confidato nei bar di Tel Aviv dalle dozzine di osservatori militari statunitensi travestiti da giornalisti, giunti ad Israele per studiare la grande anteprima della guerra di sterminio in allestimento per l'autunno contro l'Iraq, per studiare cioè come le forze corazzate di Sharon riescano a devastare interi centri abitati subendo poche perdite. 

Torniamo a ripeterlo, la missione di Colin Powell non è stata coronata da un fallimento; anche per un altro motivo tutt'altro che marginale: ha fornito una foglia di fico alla vergognosa inazione, alla pavida titubanza dei capi di governo europei e del presidente della commissione Romano Prodi che non ha dato corso alle condanne ed alle sia pure tenui sanzioni promosse dall'assemblea parlamentare di Strasburgo. Tutti concordi nel riconoscere il ruolo di grande mediatore finalmente espletato da George Dubya Bush, tutti in coro sulla necessità di dar tempo alla missione di pace del segretario di Stato e di non reagire in alcun modo ai sonori schiaffi appioppati da Ariel Sharon ai vertici dell'Unione Europea. 

C'è da temere il peggio: altri massacri, altri atti di terrorismo che non mancheranno di colpire l'Europa quando gli Stati Uniti daranno il via alla grande matanza irachena e poi la lebbra dell'antisemitismo che tornerà a contagiare la società civile del vecchio continente e l'instabilità e l'insicurezza come dati permanenti della guerra senza fine dichiarata da Washington contro il terrorismo e cioè contro mezzo mondo. 

Hanno seminato il vento, raccoglieranno la tempesta.