Liberazione, 28 maggio 2002

PRATICA DI MARE :
DA DISNEYLAND A MICKEY MOUSE

di LUCIO MANISCO

La NATO a Pratica di Mare richiama alla memoria il Muro di Adriano che taglia l’estremità settentrionale della Scozia da Solway Firth alle foci del Tyne: in 1879 anni dal suo completamento nessuno storico è riuscito a capire perchè sia stato costruito e contro chi; dall’altra parte c’era poco o nulla, una miserevole economia agricola e qualche tribù di pastori che fornì manovalnza alla grande opera. È vero che la memoria del vecchio Imperatore è legata ad altre mura costruite in Germania ed altrove, ma servivano tutte a difendere qualcosa. Forse, come allude Rudyard Kipling, fu una questione di appalti e di tangenti ovvero si trattò di tenere lontani da Roma dei legionari un pò riottosi.

Oggi a Pratica di Mare si celebra qualcosa di molto simile al muro di Adriano, niente che pò pò di meno, l’allargamento alla Federazione Russa della grande alleanza e la conversione di quest’ultima ai compiti eroici della guerra al terrorismo internazionale. Chi ci crede può attaccarsi al collo una sveglia, prendere per oro colato le castronerie dei TG e dei mass media nazionali, le dichiarazioni del maitre d Silvio Berlusconi ed il discorso   di George "Dubya" Bush, scritto un mese fa da Condoleeza Rice. Perchè il muro le cui fondamenta verranno gettate a Pratica di Mare dal nuovo imperatore d’occidente è virtuale, come sono ormai diventati virtuali l’edificio della NATO e la sua anticamera a cui dovrebbe ora avere accesso "Pootie- Poot" Putin. È stato lo stesso imperatore, su suggerimento dei suoi tutori o reggenti Cheney e Rumsfeld, a proclamare con i fatti se non con le parole che quell’edificio serve ormai poco o nulla alla superpotenza planetaria: era già diventato obsoleto, anzi aveva creato impacci ed ostacoli alla gestione della guerra nel Kossovo. Dopo l’11/9 gli sforzi prodigiosi compiuti dal Segretario Generale Richardson con l’arbitraria estensione dell’Art. 5 del trattato all’attacco terroristico delle due torri erano stati accolti da Washington con un "tante grazie"; per non parlare poi del contributo militare britannico alla guerra scatenata dagli Stati Uniti nell’Afganistan, di quegli eroici "commandos" le cui operazioni necessitano la quotidiana, vigilante protezione del dispositivo bellico ad alta tecnologia degli Stati Uniti.

La verità è che l’unilateralismo dell’impero in materia di politica estera e militare è basato sull’assunto di poter intervenire da solo in ogni angolo del mondo con o senza il consenso degli alleati: il compito di questi ultimi è solo quello di ospitare i presidii militari statunitensi, basi, servizi logistici e , qualora ne vengano richiesti, ad operazioni militari ultimate e a devastazioni compiute, di fornire forze di polizia coloniale per imporre la Pax Americana sugli indigeni sopravvisuti.

Se la grande alleanza serve solo a questo tanto vale estendere qualche marginale e del tutto virtuale beneficio al povero Putin che ha già dato, e come ha dato...: basi ai legionari dell’impero in una mezza dozzina di repubbliche dell’ex Unione Sovietica, via libera agli USA che tra tre settimane getteranno alle ortiche il trattato ABM sulla limitazione dei sistemi anti-missile e tra sei mesi quello sulla moratoria degli esperimenti nucleari; poi l’accettazione di nuovi presidii dell’impero negli stati baltici, in Georgia e in tutti quei paesi dell’Est europeo che al costo di enormi sacrifici economici erano entrati nella NATO per proteggersi da eventuali quanto improbabili rigurgiti militareschi della Federazione Russa.

Aparte gli onori che gli verranno tributati a Pratica di Mare, a parte quella montatura propagandistica che è stata la firma a Mosca di un aleatorio accordo sulla riduzione delle testate nucleari strategiche, il Putin qualcosa lo ha ottenuto: in primis la licenza di continuare ad uccidere in Cecenia, poi un miliardo di dollari all’anno per cedere agli USA il materiale fissile di armi termonucleari che comunque non si poteva più permettere, altri miliardi di dollari per la cessione di diritti minerari e petroliferi sul territorio russo, nuovi crediti del Fondo Monetario Internazionale e così via dicendo.

Non è certo questa la realtà che verrà esaltata a Pratica di Mare. "Quando Berlusconi fa la storia – ha scritto il Guardian – lui fa costruire un palcoscenico adeguato: archi trionfali, statue di marmo, un colosseo, una piramide azteca, tutto naturalmente falso in una Disneyland per i potenti del mondo. Si tratta di un evento di significato planetario che non sarebbe stato possibile senza il Presidente del Consiglio italiano, secondo quanto affermato dal Presidente del Consiglio italiano che ha telefonato a Bush ed a Putin durante il negoziato...". Più devastante il commento di John Tagliabue sul New York Times: "Disneyland per i potenti: da Michelangelo a Mickey Mouse?".

Links: http://www.northumberland.gov.uk/VG/romans.html

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