7 settembre 2002

Il caso Paolo Persichetti e la violazione del "lodo" Mitterand

Un professore universitario da spedire a Guantanamo?

di Lucio Manisco

Si moltiplicano in Francia e in Europa, ma non più in Italia, le iniziative, le proteste e gli appelli contro estradizione e per la liberazione di Paolo Persichetti, deportato nel nostro paese "legalmente", ma in circostanze anomale e quanto mai sospette. Un nuovo appello, che pubblichiamo su questa pagina, è stato lanciato da eminenti professori universitari francesi e tedeschi e da un primo gruppo di europarlamentari che si sono impegnati tra l'altro a sostenere l'azione intrapresa dai legali del detenuto presso la Corte Europa dei Diritti dell'Uomo.

L'autorevole quotidiano francese Le Monde è tornato ieri ad occuparsi del caso con un articolo in prima pagina dal titolo "La Francia, l'Italia e gli anni di piombo". L'autore, Nathaniel Herzberg, non contesta certo la legittimità dell'estradizione, ma dopo aver ricordato quegli anni tragici della nostra storia nazionale, dalla "lotta armata" dei brigatisti alla non meno sanguinosa azione della destra eversiva, dalla strategia della tensione alle leggi d'emergenza in buona parte ancora in vigore, impugna come sconcertanti ed inspiegabili le ragioni addotte dalle autorità francesi per ordinare dopo tanti anni l'estradizione del Persichetti. «Un gesto di solidarietà dei diversi paesi europei nei confronti del terrorismo» - aveva sentenziato il 26 agosto u. s. il ministro della Giustizia Domique Perben: il professore universitario della "Paris VIII" militante di bin Laden da spedire a Guantanamo? Ovvero a conoscenza degli autori degli assassini di D'Antona e Biagi? Non lo sospetta e non lo afferma ormai nessuno. E allora un atto persecutorio fine a se stesso tirato fuori dal cilindro del nostro ministro di Grazia e Giustizia? E in questo caso perché l'acquiescenza delle autorità francesi e la violazione del "lodo" Mitterand, soprattutto se si tiene conto del voltastomaco che sembra avvertire Jacques Chirac ogni qual volta si vede costretto a stringere la mano di Silvio Berlusconi? Le Monde non avanza ipotesi al riguardo, ma la voce che circola a Parigi, come in altre capitali europee, è che la consegna del cittadino italiano rientri inconfessabile in un quid pro quo tra i servizi francesi e quelli nostrani (qualcosa a che fare con il terrorismo corso?), i primi indotti ad assecondare una pagliacciata dei secondi del calibro dell'attentato a San Petronio.

E a proposito di pagliacciate ancora si ride in Europa della "brillante operazione della polizia italiana" che ha portato all'individuazione ed all'arresto di un personaggio che viveva alla luce del sole, insegnava con debita autorizzazione del ministero francese dell'Educazione in un università di Parigi e si muoveva senza occultare la sua identità in questa capitale e in altre città francesi. A Strasburgo, ad esempio, dove venne a trovarci un paio di anni fa insieme ad Oreste Scalzone per acquisire documenti della Commissione parlamentare Europea per le libertà pubbliche che servivano ai suoi studi. Presupponendo erroneamente che noi coltivassimo rapporti con l'allora ministro di Grazia e Giustizia, cercò di sapere da noi quale fosse il suo atteggiamento nei confronti di una possibile amnistia a favore degli ex-brigatisti e di Adriano Sofri (ipotizzammo che l'allora ministro non intendesse pronunziarsi al riguardo).

Lo incontrammo nuovamente e lo invitammo a colazione insieme a Scalzone lo scorso primo maggio a Parigi, in occasione della grande manifestazione popolare contro Le Pen. Gli chiediamo se i venti impetuosi della destra più estrema che soffiavano in Italia e in mezza Europa avessero aumentato il suo senso di insicurezza malgrado il "lodo" Mitterand e la regolarizzazione dei "sans Papiers" decretata nel 1998 dal ministero degli Interni francese con l'assenso di Matignon. Rispose in termini schivi e rassegnati che non aveva la minima intenzione di tornare nella clandestinità oltretutto in quanto era coinvolto a tempo pieno negli studi e nell'insegnamento universitario. Di carattere mite e un po' introverso ebbe un improvviso scatto di nervi quando vennero menzionato gli assassini D'Antona e Biagi: «Sono dei pazzi - commentò sdegnato - solo degli esaltati fuori di senno possono pensare ad azioni del genere dimostratesi fallimentari tanti anni fa in circostanze storiche del tutto diverse».

Non sappiamo a cosa pensi in questi giorni a Rebibbia Paolo Persichetti: probabilmente prova rammarico per le prese di posizioni di un fuoriuscito che ha preso le distanze dal suo caso e da quelli dei suoi compagni di esilio contribuendo così al silenzio stampa di un noto quotidiano di sinistra. Auguriamoci che gli siano di conforto l'appello dei colleghi universitari francesi e degli europarlamentari, l'istanza mossa alla Corte dei diritti dell'uomo, la nozione che non è stato cancellato dalla coscienza civile d'Europa.