(06/02/2001)

A MONACO COLPO DI MAGLIO USA
SU UN'EUROPA GIÀ IN PEZZI

 

Diktat americano sullo scudo antimissilistico e veto sulla cosiddetta identità europea di difesa. Saltano i precari equilibri strategici degli ultimi trent'anni. Esulta il Segretario britannico della NATO Robertson. Il Segretario alla Difesa Rumsfeld ignora le riserve francesi e tedesche.

di Gianni Robiony

La conferenza Wehrkunde del 2,3 e 4 febbraio a Monaco ha consacrato il diritto-dovere degli Stati Uniti di proiettare nel futuro e di estendere sull'intero pianeta la loro egemonia militare con l'allestimento di un multiforme sistema antimissilistico, ha assestato un colpo di maglio sui timidi conati di autonomia europea nel settore della politica estera e militare, ha proclamato la nullità di solenni trattati internazionali come lo ABM del 1972 e ha drasticamente alterato i già precari equilibri strategici mondiali dischiudendo la prospettiva di una nuova e più catastrofica corsa agli armamenti che potrebbe coinvolgere potenze nucleari come la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa. Una conferenza dunque di portata storica che ha segnato, malgrado qualche tremulo dissenso francese e tedesco, una svolta drammatica nei rapporti transatlantici e che condizionerà negativamente per molti decenni gli sviluppi internazionali.

Nessuna sottolineatura o valutazione del genere sui mass-media italiani, mentre ampi resoconti e allarmati commenti sono stati pubblicati dai maggiori quotidiani europei, primi fra tutti il Frankfurter Rundschau, Le Monde e The Guardian.

E' stato il neo-Segretario alla difesa dell'Amministrazione Bush, Donald Rumsfeld, a gettare, novello Brenno, la spada della superpotenza militare USA sul piatto della bilancia europea e planetaria: lo ha fatto rivendicando un presunto dovere morale e costituzionale del Presidente degli Stati Uniti di procedere unilateralmente con l'allestimento di uno scudo antimissilistico per difendere la sua nazione da attacchi proditori di "Stati fuorilegge" e proclamando il superamento, e quindi la nullità, di trattati con l'ex-URSS come quello sulla limitazione delle difese antimissile del 1972, in quanto legati alla logica della guerra fredda. Non ha naturalmente mancato di assicurare i potenziali avversari sui limiti circoscritti, difensivi e non offensivi, di un sistema originariamente nato dalla feconda immaginazione di Ronald Reagan e dello scienziato Edward "Stranamore" Teller. Si tratterebbe di un sistema non certo atto a difendere gli Stati Uniti da massicci attacchi missilistici di grandi potenze nucleari come la Russia o la Cina, bensì capace di intercettare pochi vettori, come quelli di cui potrebbero disporre domani "rogue States" come la Corea del nord, l'Iraq o la Libia (Ignorata l'obiezione secondo cui questi Stati verrebbero "polverizzati" in pochi istanti da attacchi preventivi o dalle rappresaglie USA e non degna di considerazione la previsione secondo cui un attacco nucleare di tipo terroristico potrebbe assumere la tipologia e le dimensioni di una valigia introdotta clandestinamente negli Stati Uniti). Più allarmante la rielaborazione dei sistemi di arma in fase di progettazione o di collaudo nei vari laboratori del Pentagono dopo i fallimenti registrati nel 1999 e nel 2000: si passa dai 60-90 vettori di intercettazione dislocati in Alaska a centinaia e centinaia di vettori terrestri e dislocati su unità navali in tutto il mondo con una conseguente militarizzazione satellitare offensiva e difensiva dello spazio. (Già in fase di avanzato negoziato l'allestimento di giganteschi radar in Norvegia e sulla preesistente base britannica di Fylingdales).

Non è comunque la realizzabilità a medio e a lungo termine di questi programmi militari megagalattici, bensì l'ideologia che li ispira quella che al di là di non pochi servili consensi ha seminato sgomento tra i convenuti europei alla Conferenza di Monaco: ha richiamato alla memoria i miti degli dei d'Olimpo e di Prometeo, lo scudo forgiato da Efesto, la protezione discontinua estesa da Atena agli eroi preferiti della guerra di Ilo. E' un delirio di onnipotenza quello che sembra abbia sconvolto le menti degli uomini-guida dell'Amministrazione Bush, i vecchi e i nuovi relitti lasciati dalla risacca di un impero globalizzato in fase di pre-decomposizione economica; accanto ai Donald Rumsfeld, ex ambasciatore NATO ed ex Segretario alla difesa di Gerald Ford, l'immarcescibile Henry Kissinger, John McCain, ex candidato repubblicano alla Presidenza, che ora vuole abrogare anche il trattato sul bando degli esperimenti nucleari, e Richard Armitage e Howard Teicher e tanti altri, tutti insieme nella Wehrkunde di Monaco a sognare di immortalità, irraggiungibilità e impunità nei secoli della superpotenza planetaria.

Così come lo scudo missilistico è una decisione già presa, irrevocabile, a cui gli alleati d'Europa devono solo adeguarsi – e si stanno già adeguando – così le velleitarie istanze di una autonomia difensiva dell'Unione vanno disconosciute o abiurate. Lo hanno detto più o meno esplicitamente tutti gli esponenti dell'Amministrazione Bush e i Congressisti Democratici e Repubblicani presenti a Monaco. L'Identità Europea di Sicurezza e Difesa (IESD), promossa dal Consiglio Europeo con la creazione di una forza di reazione rapida, sancita dalla Conferenza di Nizza e approvata dal Parlamento Europeo, è un progetto ambiguo e pericoloso per la coesione dell'Alleanza Atlantica, può dar nerbo alle tendenze isolazioniste negli Stati Uniti, può creare dispendiose e inutili duplicazioni dei sistemi militari, può provocare ritorsioni in altri campi da parte della superpotenza economica statunitense. Quindi nessuna autonomia e tantomeno indipendenza della forza europea oltretutto in quanto il comando della struttura NATO con annessi e connessi rimarrà sotto il ferreo controllo statunitense come ha ribadito il Napoleone dei Balcani, il Generale Wensley Clark, quando ha rivelato che tutte le decisioni strategiche e tattiche di quella guerra, nessuna esclusa, sono state prese dal Pentagono (le "consultazioni preventive" con gli alleati, comprese quelle sull'impiego dell'uranio impoverito, erano state una semplice mascheratura da pubbliche relazioni). Compito dell'Europa, quale che sia l'etichetta adottata, dovrà rimanere quello di provvedere alla manovalanza degli interventi militari presenti e futuri e ad un maggiore impegno finanziario nei confronti del bilancio della NATO. Donald Rumsfeld ha praticamente ignorato le aspre reazioni di Sergei Ivanov, assistente per la sicurezza nazionale del Presidente Putin, e di Igor Sergeyev, ministro russo per la difesa, i quali avevano sostenuto che lo scudo antimissilistico americano e l'abrogazione del trattato ABM avrebbero fatto carta straccia di tutti gli accordi sulla riduzione degli armamenti degli ultimi trent'anni ed avrebbero indotto la Federazione Russa a riesumare i piani relativamente più economici di difesa "asimmetrica" varati negli anni ottanta e poi accantonati dopo l'implosione dell'Unione Sovietica. Il signor Putin dal canto suo si è affrettato a promuovere una serie di consultazioni e di incontri con i dirigenti nordcoreani, cinesi e iraniani per far fronte al minacciato sconvolgimento degli equilibri strategici mondiali. Sommesse le riserve avanzate nella conferenza di Monaco dai ministri della difesa europei (più vivaci e risentite quelle dei rappresentanti governativi tedeschi che forse stanno già pensando a una nuova Rapallo). Entusiasta invece l'assenso del proconsole designato alla NATO dagli Stati Uniti, il Segretario Generale britannico George Robertson, che in un'intervista allo "International Herald Tribune" ha riconosciuto l'irreversibilità della decisione presa dall'Amministrazione Bush e l'opportunità per tutti i paesi europei di partecipare all'allestimento dello scudo antimissilistico. Facile leggere negli umori e negli atteggiamenti dei governanti europei l'intento di non agitare le acque anche in previsione di diverse scadenze elettorali: i progetti militari da fantascienza USA sarebbero comunque di media e lunga durata, meglio dunque adottare la posizione del "wait and see". Come ha scritto il quotidiano britannico "The Guardian" è la posizione del pedone su un'autostrada ad intenso traffico che attende di essere investito.

Gianni Robiony

(www.luciomanisco.com)