19 novembre 2008

Considerazioni inattuali 6

di Lucio Manisco  

 

Il compagno Tremonti:

banchieri in galera

 

 

Dopo il saggio pubblicato a primavera grondante funeste anticipazioni sulla crisi imminente e qualche velleitario rimedio il ministro Tremonti ha coronato il fallimento del G-20 a Washington con un ritorno alla finanza creativa: ha assunto l'impegno salvifico di stanziare ben 80 miliardi di euro in tre anni per rilanciare l'economia nazionale. Un vero peccato che gran parte di quell'ingente somma fosse stata già stanziata in passato tra fondi europei e risorse per le infrastrutture.

 Il ministro Tremonti è andato oltre: ha minacciato di mandare in galera i banchieri più reprobi che non intendano dimettersi e cambiar rotta. Per dindirindina, al compagno Tremonti non rimane altro se non iscriversi al Partito Comunista dei Lavoratori di Marco Ferrando, l'unico che ha denunziato le banche come organizzazioni a delinquere. Il presidente del Consiglio lo ha lasciato dire, probabilmente perché distratto e sconvolto dalle perdite in borsa non tanto di Fininvest e Mediolanum quanto delle dozzine di sue compagnie off-shore pesantemente coinvolte nel tonfo dei mercati azionari di mezzo mondo.

Più allarmato il Governatore della Banca d'Italia Draghi che fino a pochi mesi fa sosteneva che il sistema bancario nazionale era sostanzialmente sano, indenne cioè ai colpi dei "subprimes" e derivati. Apparentemente i dirigenti di regioni, province e comuni avevano fatto acquisto di decine di milioni di dollari in titoli-monnezza facendo la fila con enormi borse davanti agli sportelli della City Corp, oggi City Group, che licenzia decine di migliaia di impiegati sulla Lexington Avenue di Manhattan. Chissà perché Unicredit, Banca Intesa e dozzine di altri istituti cerchino disperatamente aiuti diretti e indiretti dal Governo, ricapitalizzazioni, mergers, investimenti libici e via dicendo.

Sembra che non siano stati toccati dalla crisi dei mutui a tasso variabile e a deposito zero forzati nelle gole degli acquirenti di appartamenti da almeno sei anni a questa parte: forse perché questi mutui anche se non più esigibili figurano negli "assets" positivi dei bilanci bancari. Una cosa è certa: la crisi dei mutui non ha ancora avuto effetti devastanti e appariscenti in Italia come negli Stati Uniti. Nella grande repubblica stellata il non pagamento delle rate per tre fino al massimo di cinque mesi porta all'arrivo di agenti privati e sceriffi che espellono i proprietari inadempienti, trasferiscono sui marciapiedi mobili e suppellettili, applicano tre lucchetti alle porte e restituiscono le proprietà alle banche. Beata in questo caso l'italica inefficienza: nel nostro paese ci vogliono da sei a otto anni perché un istituto di credito riesca a prendere possesso delle abitazioni di chi non abbia pagato le rate dei mutui.