29 dicembre 2005 Liberazione

STORIA DI UNA CLEPTOCRAZIA INCOMPIUTA

Il dietro le quinte della rissa sulla contestazione dei risultati delle elezioni a Kiev

 di Lucio Manisco

L’Ucraina a 14 anni dall’indipendenza: una cleptocrazia incompiuta a differenza di quelle in Russia con la transizione da Yeltzin a Putin, nella Freedonia di Berlusconi dopo mani pulite, o negli Stati Uniti con l’avvento al potere della Junta petroliera bushista.

Il cerotto democratico applicato a Natale sulle ferite delle due precedenti e più fraudolenti consultazioni popolari non sembra destinato a stabilizzare la situazione perché i vecchi cleptocrati rimangono divisi, perché sono mancati i tempi e la volontà di abrogare i reati di corruzione e furto di stato con gli opportuni decreti legge, di assicurare l¹immunità dei perdenti, di inventare un 9/11 o una minaccia esterna che rattoppassero le divisioni tra Ucraina filorussa e Ucraina filoamericana. E soprattutto perché le interferenze straniere - più massiccia ed efficacia quella di Washington e dei suoi satelliti europei, più grossolana ed economicamente inadeguata quella di Mosca - rimangono operative malgrado il trionfo della prima e lo scacco della seconda. Una premessa: chi scrive non può vantare una conoscenza del paese come quella sconfinata palesata dagli inviati speciali dei mass media italiani; ha visitato Kiev nel 1986 subito dopo il disastro di Chernobyl a cui non è stato ancora posto riparo, nel 1991 durante la visita di Bush padre, nel 1996 con una missione parlamentare europea e per una settimana a fine novembre di quest’anno per seguire il secondo turno elettorale. A chi celebra oggi il trionfo della democrazia nella repubblica ex sovietica chi scrive può peraltro consigliare la lettura di un libro ben documentato di Matthew Brzezinsky, "Casinò Mosca", per apprendere se non altro qualcosa delle fedine penali e dei trascorsi giudiziari di vincitori e vinti nelle tre tornate elettorali. Dopo le prime due George W. Bush non aveva mancato di denunciare i brogli elettorali che avevano represso l’anelito democratico di quel popolo; dopo la terza il segretario di stato uscente Colin Powell si è così espresso: «Il popolo ucraino ha avuto finalmente la possibilità di scegliere in libertà il suo futuro presidente. Nel suo insieme il voto ha riportato l’Ucraina vicino agli standard internazionali della democrazia».

Di questi "standard" il presidente, se non il suo segretario di Stato, ha conoscenza ed esperienza diretta soprattutto nello Stato dello Ohio che ha assegnato a novembre la vittoria a George W. Bush: nella contea di Franklyn, per citare un solo esempio, un seggio elettorale con 638 votanti ha registrato 3.893 suffragi a favore del presidente repubblicano.

I brogli elettorali nell’ultima tornata ucraina non sono stati di questa entità ed il ricorso alla corte suprema del perdente Viktor Yanukovich non potrà invertire l’indirizzo del voto sostanzialmente favorevole a Viktor Yushchenko; secondo gli osservatori della Osce potrà tutt’al più limare un punto o due dalla maggioranza del 52,09% del leader dell’opposizione e incrementare di un’analoga percentuale il 44,12 ottenuto dallo sconfitto, senza cambiare l’esito. E’ risultato così del tutto inutile l'impiego degli "exit polls", di quell’arma di distruzione di massa allestita dalla grande repubblica stellata e dai suoi alleati per condizionare ed eventualmente confutare negli ultimi dieci anni l’esito del voto nelle repubbliche della ex Unione Sovietica: questa volta avevano assegnato al pro americano e "free Marketeer" Yushchenko un vantaggio del 15 e in due casi specifici del 21% Sull’8 o 6% poi conseguito grazie anche al "fattore rosacea" la malattia che lo ha sfigurato. Una malattia da avvelenamento di diossina può o non può essere stata il risultato di un complotto ordito dai servizi segreti del presidente uscente Leonid Kuchma, ma permane l’interrogativo sul perché questi non abbiano versato nella sua minestra una sostanza tossica più immediata e risolutiva come il veleno per i topi.

Rimane la simpatia per i bravi ed esultanti ragazzi della rivoluzione arancione (nessuna per i manipoli di "nazi-skin" loro temporanei alleati da noi visti a piazza dell’Indipendenza, sulla Kreshchatik e sulla Bankova di Kiev); sono giovani entusiasti, innamorati del modello di vita americano ben più che di quello europeo, giustamente insofferenti dell’autoritarismo e del tedio inflitti loro dal regime di Kuchma e consapevoli quanto indifferenti di fronte all’accusa di essere stati finanziati con milioni di dollari dalla superpotenza planetaria durante il loro presidio democratico nella piazza di Kiev. Hanno dimostrato al costo di considerevoli anche se non eccessivi disagi, di amare la libertà ed è con loro, non solo con i minatori e i metalmeccanici dell’Ucraina orientale, che il neo eletto Yushchenko dovrà fare ora i conti. C’è solo da augurarsi che i mezzi di pronto impiego mobilitati dagli Stati Uniti non li abbandonino una volta conseguito il risultato voluto; che il movimento giovanile "Pora" - a Belgrado si chiamava "Otpora" e in Georgia "Kmara" - continui a ricevere i lauti finanziamenti di enti americani dediti alla promozione della democrazia e del libero mercato nei paesi dell’Est europeo; enti a gestione "neo cons" come "America’s National Endowment For Democracy", "National Democratic Institute", "International Republican Instititute", "Freedom House", "Open Society Instititute", e un¹altra dozzina di pseudo fondazioni fino a quella per la "Open Society" di George Soros. Il denaro investito è stato ragguardevole: secondo le stime più o meno riduttive degli approvvigionatori la campagna pre elettorale da agosto ad ottobre è costata agli enti su menzionati 28 milioni di dollari, 84 quella del secondo turno, ed una somma molto più ingente quella del terzo ballottaggio.

Per avere un’idea delle priorità dell’amministrazione Bush, a 48 ore dal più immane disastro naturale della storia contemporanea e solo dopo un’esplicita accusa di avarizia da parte delle Nazioni Unite un imbarazzato Colin Powell ha annunziato che il suo governo ha versato 400mila dollari e ne ha stanziati in un futuro più o meno immediato altri 14 milioni e mezzo a favore delle vittime del maremoto: qualche dozzina di piccoli aerei da trasporto e pochi elicotteri sono stati inviati solo ieri notte nelle aree colpite,

mentre nell¹opera di assistenza, a cui il Giappone ha contribuito con trenta milioni di dollari, non è stato impiegato nessuno dei potenti mezzi aeronavali della base di Diego Garcia nell’Oceano Indiano, mezzi ovviamente fin troppo impegnati nella macelleria irachena.

Il libero mercato, la globalizzazione a stelle e striscie, la demolizione di quel poco che è rimasto dell¹influenza russa sui paesi dell¹ex impero sovietico non potevano non avere una precedenza assoluta per la superpotenza planetaria. La reputazione di gran corrotto meritata da Yushchenko quando gestiva il sistema bancario e poi quando da primo ministro privatizzava a rotta di collo le imprese di stato favorendo i suoi amici (prima tra tutti la signora Yulia Tymoshenko, con quelle sue graziose treccioline da contadina ucraina, che controlla presentemente il 20% dell’intero prodotto nazionale lordo) è stato ed è tuttora un gran merito per l’amministrazione Bush; un gran demerito invece l’analoga corruzione ed i furti di Stato di Kuchma Yanukovic & Co che privilegiavano gli interessi russi, non gettavano sul lastrico minatori e metalmeccanici delle regioni orientali e mantenevano un controllo liberticida sui mass media, soprattutto sui telegiornali di Stato del tutto simili ai nostrani tg1 tg2. Ora finalmente i canali "Utl" e "One plus One" sono liberi perché i loro giornalisti si sono "riposizionati": sembrano tutti diretti da Bruno Vespa.