18 agosto 2004

Brogli di Stato
nella
repubblica stellata

di Lucio Manisco

L'arsenale delle Democrazie dispone di armi formidabili e diversificate per sopprimere le stesse in patria e all'estero. Nelle prossime settimane, forse nei prossimi giorni, assisteremo al loro impiego in Venezuela sulla falsariga del collaudato modello cileno ed in osservanza di quel mandato storico che da sempre ha caratterizzato la politica estera e militare degli Stati Uniti d'America: appoggiare ogni rivolta o protesta contro i governi veramente democratici e tutti i governi dittatoriali contro ogni rivolta o protesta democratica soprattutto se di ispirazione socialista.

La repubblica stellata che in nessuno dei suoi documenti fondativi - Dichiarazione d'Indipendenza, Costituzione, "Bill of rights" - viene definita democrazia, si è sempre del resto data istituzioni e statuti volti a condizionare e limitare la volontà popolare espressa nel suffragio universale: basti pensare a quel singolare marchingegno del Collegio Elettorale che ha più volte ribaltato l'esito maggioritario del voto nazionale. Ma quando le istituzioni e gli statuti non risultano sufficienti ad assicurare la permanenza al potere delle élites dominanti di denominazione democratica o repubblicana, l'Arsenale delle Democrazie eccelle nell'impiego di altri mezzi, tutti mirati al "Disenfranchisement", alla privazione del diritto di voto per quei gruppi di cittadini, etnie o ceti sociali considerati destabilizzanti dal potere costituito.

Dopo la guerra di secessione e la "reconstruction" che estese il suffragio agli ex schiavi, sono stati compiuti sforzi prodigiosi per limitare questo diritto concesso nominalmente agli afro-americani: fino al 1954 questi ultimi negli Stati del sud venivano sottoposti ad esami di abilitazione al voto dei più rigorosi ed eccezionali; nel Mississippi ad esempio, la prova di non essere analfabeti fino a pochi anni fa consisteva nell'obbligo di recitare a memoria l'intera Costituzione del 1787, un testo di 27 pagine. Un altro metodo tradizionale seguito dai democratici e dai repubblicani, e non solo a scapito degli afro-americani, è stato ed è tuttora il "Gerry Mandering", la rimappatura arbitraria delle circoscrizioni elettorali a favore del partito al potere; nel Missouri una di queste circoscrizioni ridisegnata a serpentina raggiunse nel 1928 la lunghezza di 982 chilometri per collegare a zig-zag le minoranze democratiche e per frantumare e quindi annullare le maggioranze repubblicane.

E' comunque giustificato ritenere che i neo-conservatori di Bush abbiano conseguito questa volta un primato assoluto nel condizionare e ribaltare l'esito del voto nelle presidenziali del 2000, in quelle congressuali del 2002 ed ora in quelle previste del primo martedì di novembre; previste fino ad un certo punto se si presta fede a quanto riportato da News Week il 19 luglio scorso: «Funzionari dell'antiterrorismo, citando quelle da essi definite allarmanti informazioni dell'Intelligence su un possibile attacco di Al Qaeda in autunno sul territorio nazionale stanno prendendo in considerazione la proposta di rinviare le elezioni di novembre nell'eventualità di un attacco del genere».

Non sarà comunque necessario ricorrere ad una misura così estrema perché i "neo-cons" sono già corsi ai ripari per evitare il ripetersi di quanto avvenuto quattro anni fa in Florida, dove il diniego del diritto al voto di 80 mila afro-americani non fu sufficiente ad assicurare la vittoria di George Bush che dovette ricorrere al fratello Jeb, governatore dello stato, ed alla Corte Suprema per autoassegnarsi un'esigua maggioranza di 570 voti. Ora lo stesso governatore ha scatenato una campagna poliziesca di pressioni e di intimidazioni contro la comunità afro-americana dello stato; prendendo spunto da alcuni brogli emersi lo scorso marzo nelle elezioni amministrative della città di Orlando, gli agenti investigativi hanno preso di mira, con visite notturne e interrogatori da santa inquisizione, gli organizzatori della campagna volta ad iscrivere nei registri elettorali gli afro-americani, implicitamente sospettati per la loro opposizione al regime bushista di favorire la causa non di John Kerry ma del terrorismo internazionale. Va tenuto presente che in Florida e in altri stati come l'Alabama un afro-americano su tre è stato già privato dei diritti civili per aver commesso reati anche minori quali ad esempio il non pagamento di multe per violazioni di leggi amministrative o sul divieto di parcheggio.

In tutti gli Stati Uniti sono più di cinque milioni i cittadini privati del diritto di voto per avere scontato pene di detenzione e naturalmente la stragrande maggioranza della popolazione carceraria è stata sempre di etnia afro-americana ed ispanica.

Sarà comunque la spettabile ditta Diebold ad assicurare, al di sotto di qualsiasi sospetto, la vittoria di George W. Bush su John J. Kerry: diretta da uno dei più generosi sostenitori del presidente, ha installato macchinette elettorali a contatto digitale in quasi tutti gli stati dell'Unione. Si tratta di macchinette che secondo le denunzie dell'Unione Americana per le Libertà Civili sono facilmente manipolabili a distanza e non lasciano tracce cartacee, non rendono cioè possibile in casi controversi un riconteggio dei voti.