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La convocazione da parte del GUE/NGL degli Stati generali d'Europa

contro la guerra e per i diritti dei popoli

 

Parigi, 24-28 febbraio 2003

 

Un sommario:

 

Sebbene la speranza sia l'ultima a morire, la guerra dell'Impero contro l'Iraq è una certezza politica. La partecipazione di forze britanniche, francesi e israeliane, il coinvolgimento diretto di altri paesi dell'UE e del Medio Oriente avrà conseguenze catastrofiche per l'Europa, oltre alla devastazione del popolo iracheno e della sua identità nazionale, e potrà essere accompagnata dall'espulsione di 1.800.000 palestinesi, da altre guerre di conquista, ecc.

Tutto fa supporre che il tragico evento avverrà nella prima metà di marzo: il primo "scenario" pianificato dal Pentagono e da Langley comprende il bombardamento mirato su Bagdad, le caserme repubblicane, i centri strategici e di comunicazione, l'assassinio di Saddam Hussein e un colpo di stato da parte dei generali "dissidenti" con il supporto di commando e forze speciali americane e britanniche. In caso di fallimento, il secondo e peggiore scenario prevede un secondo e più intenso bombardamento aereo e missilistico con l'uso possibile di una o due armi nucleari tattiche e l'invasione di ciò che è rimasto del paese con l'insediamento di un'amministrazione militare americana.

I sondaggi dello scorso dicembre indicano che una maggioranza di cittadini europei è contraria a un'impresa così folle e tragica, è favorevole a una presenza prolungata degli ispettori delle Nazioni Unite e alla cessazione delle sanzioni. La carta-bianca del Consiglio di Sicurezza sotto la 1441 - con o senza una seconda risoluzione - è una foglia di fico per l'intervento militare invocato dal governo britannico, francese, spagnolo e ora tedesco: un piano terroristico o un grave attacco contro bersagli civili in Europa (ben al di là della scoperta di derivati di purgante d'olio di ricino) - con ansia attesi e anticipati dai governi suddetti - potrebbe immediatamente fornire tale foglia di fico.

 

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Il problema al giorno d'oggi (come nel 1914) è cosa farà la sinistra europea per rispondere alle aspirazioni della gente e per cercare di fermare tale conflitto, oltre a promuovere risoluzioni parlamentari o a organizzare delle proteste ex-post.

Quello che viene suggerito è la convocazione da parte del GUE/NGL di un'estesa Assemblea Europea - che potrebbe o meno denominarsi Stati generali d'Europa contro la guerra e per i diritti dei popoli - a Parigi durante la "settimana gialla" del 24-28 febbraio 2003. Dovrebbe essere promossa dalle segreterie dei partiti politici rappresentati nel GUE/NGL, da quei partiti socialisti, verdi e liberali del Parlamento Europeo che hanno assunto una posizione - senza "se" e "ma" - contro la guerra e dai rappresentanti politici dissidenti di altri partiti come il New Labour britannico.

Dovrebbe comprendere prioritariamente la partecipazione dei leader del movimento no-global e intellettuali, politologi e giornalisti europei e americani quali Gunther Grass, Noam Chomski, John Pilger, Ken Coates, Pietro Ingrao, Ignacio Ramonet, Antonio Tabucchi ed altri di ognuno dei paesi dell'UE.

La Conferenza o Assemblea di Parigi dovrebbe essere accompagnata dall'organizzazione di disobbedienza civile, resistenza passiva e dalla mobilitazione massiccia di una o due dimostrazioni - a Place de la Bastille o altrove nella capitale francese: l'obiettivo generale di tutti questi eventi dev'essere il massimo impatto sui mass media mondiali, ora dominati dalla macchina propagandistica americana.

Un passo immediato dovrebbe essere il rafforzamento dell'ufficio stampa gestito da Gianfranco Battistini con l'apporto di personale da tutte le componenti del GUE/NGL: la mancanza di informazioni oggettive - dati, articoli, dichiarazioni, non propaganda - sugli eventi che conducono alla guerra e di coordinamento di tutti i movimenti pacifisti è l'arma più distruttiva nelle mani dei guerrafondai.

 

 

Lucio Manisco