(English)

MANDATO DI ARRESTO EUROPEO E L'ESTRADIZIONE NEGLI USA DEI SOSPETTATI DI TERRORISMO.

Interrogazione scritta di Lucio MANISCO (GUE/NGL) e Giuseppe DI LELLO (GUE/NGL)alla Commissione Europea (21.11.2001)

Abbiamo appreso dalla stampa internazionale che Stati Uniti d'America ed Unione Europea stanno perseguendo un accordo che aprirebbe la strada all'estradizione negli USA dei sospettati di terrorismo in base al nuovo mandato di arresto europeo dietro assicurazione che in alcuni casi la condanna a morte non verrebbe comminata. Abbiamo preso atto delle assicurazioni generiche fornite dall'Ambasciatore degli Stati Uniti nell'Unione Europea, il signor Rockwell Schnabel, secondo cui la pena capitale non verrebbe applicata ai sospettati di terrorismo estradati dall'Europa. L'Ambasciatore USA ha comunque sottolineato in tale contesto la necessità per alcuni paesi "di cambiare le cose, comprese le loro Costituzioni" ed ha aggiunto che "c'è un accordo di massima in tale direzione".

Tenendo presente che l'opposizione alla pena capitale è uno dei principi fondamentali dell'Unione Europea in quanto sancita dalle Costituzioni e dalle leggi specifiche di molti dei suoi paesi membri, e che i nuovi poteri conferiti al Presidente degli Stati Uniti a partire dall'11 settembre (compreso quello di estendere ai tribunali militari la giurisdizione, tramite processi sommari, sui cittadini stranieri sospettati di attività terroristiche) annullerebbero qualsiasi assicurazione estesa dalle autorità statali o federali degli USA, chiediamo alla Commissione e al Consiglio di chiarire la natura giuridica e le finalità dei negoziati in corso con gli USA su questo tema e di ribadire la loro determinazione a non sottoscrivere accordi di sorta che portino a compromettere, limitare o modificare l'opposizione dell'Unione Europea alla pena capitale in qualsiasi circostanza, in particolar modo quella concernente eventuali procedure di emergenza sulle estradizioni.

E-3359/01IT
RISPOSTA DATA DAL SIG. VITORINO a nome della COMMISSIONE (19.02.2002)

Quantunque le divergenze tra gli Stati Uniti e l'Unione in materia di pena di morte siano perfettamente note, l'Unione non perde occasione per ribadire la propria opposizione a questo tipo di pena e invitare gli Stati Uniti a rispettare almeno alcuni principi essenziali, in particolare a non applicare la pena di morte ai minori e ai ritardati mentali. Questi criteri sono stati sanciti negli orientamenti relativi alla politica dell'Unione nei confronti dei paesi terzi in materia di pena capitale. Va da sé che la Commissione proseguirà attivamente questa politica con le autorità americane.

Quanto all'aspetto più specifico di un'intesa tra gli Stati Uniti e l'Unione in materia di estradizione, per concludere un accordo con un paese terzo in materia di cooperazione giudiziaria in campo penale, ai sensi degli articoli 24 e 38 del trattato sull'Unione europea, il Consiglio, deliberando all'unanimità, deve autorizzare la presidenza, assistita se del caso dalla Commissione, a intavolare le trattative necessarie. Una volta conclusi i negoziati, l'accordo viene concluso dal Consiglio, che delibera all'unanimità, su raccomandazione della presidenza.

Al Consiglio non è ancora stata presentata una richiesta formale di dare alla presidenza un'autorizzazione in tal senso, e men che meno esso è stato invitato a pronunciarsi al riguardo. Non essendo stata data a tutt'oggi alcuna autorizzazione, non si sono potuti avviare negoziati. Corrisponde tuttavia al vero che si stanno esplorando le possibilità per un accordo di cooperazione giudiziaria in materia penale, tra gli Stati Uniti e l'Unione, ai sensi degli articoli 38 e 24 del trattato sull'Unione europea.

In ogni caso, non sembra possibile inserire gli Stati Uniti nel regime attualmente previsto per il mandato di cattura europeo. In effetti, il titolo dell'iniziativa varata dalla Commissione nel settembre 2001 è "decisione quadro del Consiglio relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri". Il sistema del mandato d'arresto europeo riguarda solo gli Stati membri e non è prevista la possibilità di trasferire una persona, nel quadro di questo regime, da uno Stato membro a un paese terzo, come gli Stati Uniti. Se l'accordo di cui sopra tra l'Unione e gli Stati Uniti dovesse riguardare l'estradizione, esso sarebbe pertanto destinato a comportare disposizioni diverse da quelle previste dalla decisione quadro sul mandato europeo d'arresto.

Quantunque vada sottolineato che, a norma degli articoli 38 e 24 del trattato sull'Unione europea, spetterebbe non già alla Commissione, ma all'Unione in quanto tale concludere un accordo del genere con un paese terzo quale gli Stati Uniti, la Commissione ribadisce ovviamente la propria determinazione, se e quando le venisse conferito un ruolo in base ai trattati in questa materia, che agirebbe nella rigorosa osservanza dell'articolo 2, paragrafo 2, nonché dell'articolo 19, paragrafo 2 della carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che recitano rispettivamente: "Nessuno può essere condannato alla pena di morte né giustiziato"; "Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esista un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti".