6 novembre 2003

Intervista a Lucio Manisco, eurodeputato del GUE.

SI MOLTIPLICANO NEL PARLAMENTO EUROPEO LE INCHIESTE SULLE VIOLAZIONI DELLA LIBERTA' DI STAMPA IN ITALIA.

di Simonetta Cossu

 

Simonetta Cossu: I problemi irrisolti del conflitto di interessi, della libertà di stampa e dell'informazione in Italia sono da tempo al centro dell'attenzione dell'Unione Europea; il mese scorso il compito di condurre un'inchiesta sul rischio di violazione del diritto comunitario in materia è stato affidato alla Commissione per le libertà pubbliche. Chiediamo di fare il punto della situazione all'Eurodeputato della Sinistra Unitaria (GUE/NGL) Lucio Manisco che, insieme all'on. Giuseppe Di Lello del Prc, ha promosso l'iniziativa.

Lucio Manisco: Credo che si sia oramai arrivati alla fase esecutiva, ad un punto cioè di non ritorno, oltretutto in quanto non si tratta solo della proposta di risoluzione avanzata da me, dall'on. Di Lello e da altri 36 deputati verdi, liberali e socialisti europei, bensì di altre iniziative, come quella promossa presso la Commissione di Prodi, presso il Consiglio dei Ministri e il Parlamento Europeo dall'associazione italiana "articolo 21" (Federico Orlando, Domenico D'Amati, Giuseppe Giulietti ed altri), che è stata accolta ufficialmente il 30 settembre scorso dalla commissione petizioni ed inoltrata per competenza alla commissione per gli affari costituzionali dell'Europarlamento. Due relazioni "di parere" sullo stesso tema sono state inoltre proposte a quest'ultima commissione ed a quella per la cultura. Va aggiunto che tutte queste iniziative erano state varate prima ancora che venisse presentato in Parlamento il disegno di legge Gasparri, un disegno di legge che non viola soltanto la Costituzione italiana, ma anche l'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo; uno scandalo che si è aggiunto a quello del preesistente monopolio del Cavalier Berlusconi sui mezzi di informazione in Italia.

S.C.: Risponde a verità quanto abbiamo letto sulla stampa italiana in merito ad un presunto rifiuto del Parlamento di applicare eventualmente l'articolo 7 del Trattato, che prevede pesanti sanzioni fino a quella di una sospensione temporanea del diritto di voto dell'Italia in sede di Consiglio Europeo?

L.M.: Solo parzialmente vero: nella Conferenza dei presidenti dei Gruppi è stato deciso che la commissione per le libertà pubbliche debba svolgere l'indagine nei paesi europei, "in particolar modo in Italia", senza peraltro entrare sul tema di eventuali provvedimenti a carico di chi abbia violato l'articolo 10. L'esame di quest'ultimo capitolo è stato affidato per quanto riguarda la petizione dell'associazione Articolo 21 alla Commissione per gli affari costituzionali presieduta dall'on. Giorgio Napolitano.

S.C.: Quale è la posizione presa dal presidente Napolitano?

L.M.: L'on. Napolitano aveva protestato su "La Repubblica" del 25 u.s. per un articolo del corrispondente da Bruxelles dal titolo "Pompieri bipartisan in azione al Parlamento Europeo" in cui gli veniva attribuito l'intento di non avviare una propria inchiesta sull'Italia di Berlusconi. Lungi da noi riecheggiare a questo proposito l'infamante interrogativo "Wer hat uns verraten? Sozialdemokraten!", che risale ai tempi di Rosa Luxembourg. Certo è che i ds presenti al Parlamento Europeo si sono dimostrati molto tiepidi e titubanti sul merito dell'iniziativa di verdi, liberali, e comunisti. Sintomatico a questo proposito che tra i ds solo l'Eurodeputato Gianni Vattimo ha co-firmato la nostra proposta di risoluzione. Meglio sospendere ogni giudizio, anche perché la commissione per gli affari costituzionali verrà convocata nelle prossime 24 ore ed il suo presidente dovrà dare una risposta alla richiesta avanzata dalla commissione petizioni e formulare un parere sulla questione generale dell'applicabilità dell'articolo 7.

S.C.: Sembra che lei avanzi dubbi e riserve su una decisione così imminente...

L.M.: Non si tratta di dubbi o riserve sullo specifico, ma di una constatazione generale quanto fattuale: il centrosinistra in Italia non risparmia certo le sue critiche al Cavalier Berlusconi sulle violazioni di questo principio fondamentale della democrazia. Ma quando si tratta di addivenire a passi o a iniziative concrete, come quella da noi intrapresa in sede europea, l'esitazione è di prammatica e porta all'inazione.

S.M.: Forse perché la vostra iniziativa potrebbe assumere un profilo contro l'Italia?

L.M.: Probabile: questa è almeno la tesi di Forza Italia. Ma va ricordato a questo proposito che in tempi non molto lontani gli antifascisti venivano stigmatizzati come anti-italiani.

S.C.: A proposito di Forza Italia: il suo portavoce nel Parlamento Europeo, l'on. Tajani, ha asserito poche settimane fa che tutte queste iniziative sulla violazione della libertà di stampa erano fandonie, non esistevano, erano una "non-notizia"...

L.M.: Non mi parli per favore dell'on. Tajani. Pensavo che questa intervista dovesse vertere su questioni gravi e su personaggi seri.

S.C.: Curzio Maltese condivide il suo giudizio sulla legge Gasparri-Berlusconi che potrebbe cancellare quel poco di informazione indipendente nel nostro paese e che è diventata uno scandalo non solo italiano ma europeo. Ha scritto anche sulla Repubblica che nel Belpaese "la libertà di informazione non ha mai interessato nessuno, da chi dovrebbe garantirla a chi dovrebbe esercitarla". Lei pensa che abbia ragione?

L.M.: Ha ragione, ma non spiega il perché di questo stato di cose. Le principali responsabilità del disinteresse dell'opinione pubblica per l'esercizio di questo diritto fondamentale di una democrazia ricadono sulla categoria dei cosiddetti "operatori dell'informazione" che, con poche, rarissime eccezioni, competono con eccesso di zelo nel servizio del potere, del governo, di qualsiasi governo. Ma qui il discorso diventerebbe troppo lungo.

 

Simonetta Cossu