25 settembre 2003

Lo strazio e il grande scempio

Così finisce in prima pagina il falso su un'inchiesta che c'è

di Lucio Manisco

Con i portatori di handicap presenti questi giorni a Strasburgo per una loro mostra di pittura organizzata in una sala del Parlamento si può e si deve dialogare perché è gente molto in gamba e i loro quadri sono di eccellente fattura. Con i portatori di insulti, menzogne e patacche, non si può e non si deve dialogare per ovvi motivi di igiene sociale: i loro handicap mentali sono deliberatamente irreversibili ed immuni ad ogni terapia dialettica. Facciamo eccezione a questa elementare norma sanitaria perché ce lo chiede Liberazione, perché il caso è clamoroso e concerne il grossolano travisamento di un'importante iniziativa europea posto in atto dal quotidiano edito dal fratello del Cav. Berlusconi. Si tratta della procedura di infrazione per il rischio di violazione grave dei diritti fondamentali di libertà di espressione e di informazione in Italia in base all'art. 7, par. 1 del Trattato dell'Unione, come rielaborato dal Trattato di Nizza, richiesta da trentotto deputati italiani e di altre 14 nazionalità, varata il 22 u. s. dalla commissione parlamentare europea per le libertà e i diritti dei cittadini. Un atto dovuto, dato "lo strazio e il grande scempio" di questo fondamentale diritto perpetrato in Italia dal governo Berlusconi. Polemizzando con il resoconto pubblicato da Repubblica, Il Giornale asserisce che «non è vero niente» e sciorina una serie di falsità e di panzane per cercare di dimostrarlo. Basterebbe il parere espresso dal Presidente del Parlamento Patrick Cox sulla piena legittimità dell'iniziativa, per far piazza pulita di queste menzogne, che vanno peraltro contestate sulla base dei fatti: 1. Non è vero - come ha scritto Il Giornale - che la proposta di «30 pasaran anti-Berlusconi» è stata presentata il 9 luglio alla commissione cultura. La proposta - come prevede il regolamento parlamentare - è stata depositata l'8 luglio al Segretariato Generale del Parlamento Europeo, che successivamente la ha assegnata alla commissione per le libertà e i diritti dei cittadini. E non è vero che i firmatari, tra cui il sottoscritto, abbiano optato per questa commissione perché in questa sede i numeri «sono a loro favorevoli»: anche i più digiuni di prassi parlamentare sanno che la composizione delle commissioni rispecchia proporzionalmente le rappresentanze politiche degli eletti.

2. E' falsa l'asserzione secondo cui la commissione cultura avrebbe bocciato una proposta di risoluzione mai sottoposta al suo vaglio. A questa commissione, in un secondo tempo, era stato proposto di esprimere una «opinione» sulla risoluzione inoltrata alla commissione per le libertà e i diritti dei cittadini. L'11 luglio u. s. i coordinatori della commissione cultura avevano semplicemente constatato di non poter decidere sul merito di una «opinione» concernente una risoluzione che non era stata ancora presentata ai loro colleghi dell'altra commissione.

3. E' falso che quest'ultima possa capovolgere in un'altra seduta plenaria il pronunciamento dei suoi stessi coordinatori. La seduta plenaria c'è già stata ed ha approvato lo stesso 22 u. s. la decisione dei capigruppo o coordinatori che dir si voglia.

4. Non è vero che un regolamento dell'Europarlamento impedisca l'esame di relazioni di iniziativa presentate dopo il mese di luglio e cioè in fine di legislatura. Gli articoli 163 par. 2 e 108, par. 1 prevedono invece che iniziative del genere possano essere portate avanti quando siano fondate su un articolo del Trattato (in questo caso l'art. 7, par. 1 del Trattato dell'Unione Europea e l'art. 192 del Trattato Cee).

Il Giornale e gli onorevoli forzisti Tajani, Santini, Mauro & Co. si mettano l'animo in pace: la denunzia del rischio di violazione dei diritti fondamentali della libertà di espressione e di informazione in Italia seguirà il suo percorso parlamentare a partire dalla prima tappa, quella della Conferenza dei Presidenti di gruppo che non potrà non sancire la validità dell'iniziativa (tre dei Presidenti, il socialista spagnolo Baron Crespo, il liberaldemocratico britannico Graham Watson e il comunista francese Francis Wurtz si sono già dichiarati a favore). Per quanto riguarda poi un certo giornalismo nostrano, limitiamoci a dire che abbiamo avuto sempre dei dubbi se la loro sia la prima o la seconda più antica professione del mondo: se è la seconda ha indubbiamente dei vantaggi sulla prima, non si corrono rischi sanitari, si può esercitare fino ai sessantacinque anni, e dopo si gode di un eccellente trattamento pensionistico.